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Houston – Visita al Centro Spaziale

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Vi dovesse mai capitare di passare una giornata a Houston (Texas), c’è una delle cose più ovvie che vi verranno in mente di fare, che dovreste assolutamente fare. Naturalmente ci sono molte cose che si possono fare a Houston, ma non sottovalutate una visita al Centro Spaziale, credetemi non è una cosa da soli addetti ai lavori o appassionati di scienza. Io sono una fan, non un ingegnere, e credo di potervi raccontare il perché farsi un’ora di bus dal centro città per raggiungere la baia di Nassau possa rivelarsi entusiasmante per adulti, bambini e bambini adulti.

Con 2 dollari di autobus, dal centro di Houston mi sono trovata davanti all’ingresso esattamente all’orario di apertura. Erano le 10 di mattina, sappiate però che gli orari variano abbastanza frequentemente, conviene controllare sul sito il loro programma sempre aggiornato. Difficilmente non avrei potuto capire che mi trovavo nel posto giusto essendoci parcheggiato un aeroplano Boeing targato Nasa (l’Aircraft Shuttle Carrier) con piantato sopra uno Shuttle replica dell’Independence (così in posa, come loro trasportano gli Shuttle quando non li fanno volare da soli).

 

 

Questo al momento è l’unico posto al mondo dove i comuni mortali possono ammirare questa rara composizione. Dopo il quarto d’ora passato con il naso per aria e la bocca spalancata, non senza aver mandato una foto al mio nipotino, ho potuto passare oltre la fila per l’acquisto del biglietto avendolo comprato on line il giorno prima. Gli adulti pagano 29.95 dollari scontabile se avete un citypass per le attrazioni di Houston, oppure uno di quei ticket promozionali dedicati che si reperiscono negli alberghi della città. Era un lunedì, poca gente, e dopo un breve controllo dell’interno del mio zaino cosa a cui sono abbastanza avvezza data la moda Americana nei luoghi pubblici di controllare, entro subito, bella storia!

Immediatamente sono stata catapultata in un’atmosfera da luogo senza atmosfera, ero sostanzialmente già dentro il museo e non appena le mie pupille si sono adattate al crepuscolo delle luci basse e del soffitto stellato ho cominciato ad adocchiare una meraviglia dopo l’altra, MA NON MI SONO FATTA DISTRARRE, avevo tutto il tempo per visitare il museo nel pomeriggi. A me premeva l’idea del tour in trenino per la ciccia grossa, soprattutto evitarne la coda visto che ero arrivata presto, ed evitare la calura del pomeriggio già potente al mese di marzo in Texas.

Dato che l’area si sviluppa su diversi kmq, sono stati composti due tour su trenini (inclusi nel prezzo del biglietto), entrambi forniscono una visione di insieme della zona e dei vari dipartimenti, molti dei quali purtroppo ma anche per forza di cose non aperti al pubblico. Passando davanti ai vari edifici, la voce guida spiega per esempio “qui si allenano gli astronauti in grandi piscine per simulare l’assenza di gravità”, oppure “qui passano gli astronauti il periodo immediatamente seguente al loro soggiorno nello spazio, quarantena e ripristino delle sensazioni terrestri”. Entrambi i tour terminano al capannone che contiene uno dei 3 ancora esistenti al mondo Saturn V, nientemeno che il razzo più potente mai costruito. I due tour differiscono solo nella fase iniziale. Il primo porta alla sala controllo missione, la vera ed originale sala di controllo (Houston.. abbiamo avuto un problema…) dalla quale sono state dirette e supervisionate tutte le missioni lunari e non solo (sia le missioni Apollo che le Gemini). Siamo entrati in un edificio, ci hanno spiegato cosa stavamo per vedere, abbiamo salito le scale e ci hanno fatto accomodare nella saletta che fu destinata ai familiari degli astronauti del passato, che come un teatro porta la visuale sul controllo missione, separate da un vetro.

 

 

Un gentile addetto ha condiviso con noi una serie di considerazioni sui macchinari (davvero primitivi in un certo senso, rispetto ai nostri computer odierni) con i quali l’uomo è stato portato sulla luna.
Il secondo tour vira invece al Space Vehicle Mock-up Facility dove sono custodite copie di ogni modulo o veicolo spaziale su cui gli astronauti si sono esercitati prima di replicare ogni mossa nello spazio.

 

 Mi ha colpito il Soyuz per quanto piccolo sia (essenzialità russa). In fondo alla sala l’Orion, in progettazione per il viaggio dell’uomo verso Marte (chissà..). Dell’Orion ne ho poi trovato una copia anche al museo, bella in vista con oblò sull’intero bianco candido e morbidezza per due persone.

In fondo a questa gigantesca sala, alcuni addetti ai lavori stavano genialmente progettando e migliorando sotto gli occhi di tutti quelli che passano in visita, “Valkyria” la robottona umanoide che ho amato subito, forse anche perché è donna, o forse perché ho pensato a Rogue One; o forse perché penso che su Marte lei ci andrà e noi no? Comunque i ragazzi della squadra Valky, sottovetro (il pubblico vede tutto quanto elencato poco fa da un corridoio vetrata al secondo piano di questo gigantesco capannone), familiarizzano lasciando scritto su una lavagna di seguirli su instagram, cosa che prontamente ho fatto e consiglio.

Prima di ognuno dei due tour Vi faranno una foto davanti ad uno schermo verde: non dimenticate mai neanche per un solo momento che la Disney ha motorizzato le cose qui. Quando all’uscita tenteranno di vendervi dei brutti fotomontaggi di voi nello spazio non fatevi fregare per una cifra più alta del costo del biglietto, sono certa abbiate un amico bravo con Photoshop che ve lo può fare a casa. Beh io ovviamente mi sono fatta fregare, il che mi ha portato a chiedermi dove vadano a finire i soldi spesi al Johnson Space Center. Come potrete meglio apprendere dal sito, dove troverete anche tutte le informazioni specifiche del caso, si parla di una fondazione educativa no profit, il che mi ha fatto sentire bene anche per i soldi spesi in souvenir. Non dimenticate che la Disney ha motorizzato le cose anche quando vi sentirete commossi dalle musiche e lievemente in sindrome premestruale per ogni cosa emozionante. Loro sanno esattamente dove colpire. Lasciatevi trascinare a vostro rischio e pericolo 🙂

Ricomposti i neuroni, c’è comunque da notare che ciò che fanno ascoltare mentre passi da un edificio ad un altro è molto molto interessante, oltre che studiato a puntino; spezzoni tratti da interviste ad astronauti ed addetti ai lavori in merito a ciò che si sta per vedere o si è visto, tutto con una nota di malinconia per il passato e speranza per il futuro.

Entrambi i tour passano infine davanti alla zona commemorativa, dove un albero è stato piantato per ognuno di coloro che hanno dato la vita per il progresso in campo aerospaziale; il discorso di Bush in occasione della tragedia del Columbia si diffonde dagli altoparlanti e uno non può fare a meno di sorprendersi nel rimpiangerlo rispetto a Trump, ma questa è tutta un’altra storia. Infine si è di nuovo al Saturn V . Mi chiedo il perché della ridondanza, ma suppongo che nelle giornate più affollate sia difficile fare entrambi i tour, e il Saturn V è davvero da vedere. Immaginate un razzo, poi continuate ad immaginarlo più grosso. Immaginate un campo da calcio di quelli grandi, ora metteteci un razzo.

 

 

Si insomma, 110 metri di razzo e via. Giace sdraiato in un capannone sul cui muro esterno ne è riprodotta la forma in un murale stilizzato. Separato in tre moduli, ricavati in tre diversi momenti da sperimentazioni e prove, distanziati di modo che uno possa passeggiare e ammirarne gli stadi all’interno. Per tutta la lunghezza del capannone, una serie di info grafiche raccontano ogni missione Apollo passo passo, con foto e citazioni. Si può trascorrere tutto il tempo che si desidera nel capannone del Saturn (nei limiti dell’orario di chiusura ahah) per poi rientrare al museo con un passaggio del trenino di ritorno.

Non vi preoccupate, esiste una vasta zona ristoro dove fare pranzo e rilassarsi con un po’ di shopping di ricordini a tema per gli amici che non sono venuti con voi ma avrebbero voluto. Ci sono anche più scelte in quanto a cibo, e se è venerdì esiste la possibilità di pranzare in compagnia di un astronauta in carne ed ossa. Per queste ed altre informazioni od eventi saltuari che si verificano al Johnson Space Center, come anche proiezioni particolari o conferenze e loro orari ed argomenti, vi rimando ancora una volta al loro sito che sarà certamente più esaustivo ed aggiornato di me.

Dopo essermi rifocillata ho esplorato il museo. Tra le moltissime cose ci sono una serie di esperimenti sulla gravità che si possono gestire in prima persona, innumerevoli tute spaziali realmente usate in missione, una copia di vari moduli per vederli più da vicino ancora, il muro dei famosi, con fotografie di ogni squadra di astronauti che abbia mai volato.

 

 

Ci si può fare un selfie con copia del Rover marziano, ammirare copia del modulo lunare usato per le esercitazioni, toccare i resti di un meteorite e rocce lunari. E ancora.. vedere come è fatta una toilette spaziale ed anche come si presenta il cibo per gli astronauti. Fare un giro su un simulatore di volo che non ho provato, ma da fuori ho visto, 360 gradi li fa girare tutti.

 


Concludendo, mi perdonerete per non aver fatto riferimenti specifici a scienza od ingegneria spaziale, od anche storici o politici, ma come già accennato, sono solo una piccola grande fan. Inoltre molte cose dettagliate sono già in rete e ogni attrazione è spiegata in dettaglio su Wikipedia o sul sito del Centro Spaziale nonché sul sito della Nasa.

Spero di avervi trasmesso la vibrazione positiva provata, il consiglio è di provare questa esperienza, per voi e per i piccoli se ne avete. Penso che poche cose come la ricerca spaziale possano accendere l’animo umano di curiosità e fascino per l’infinito.

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