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Valeria Messalina
Valeria Messalina (20/25 d. C. – 48 d. C.) faceva parte dell’importante gens Valeria ed era imparentata con la dinastia giulio-claudia in quanto le sue nonne erano sorellastre; entrambe erano figlie della sorella di Augusto, Ottavia minore, ma venivano da due matrimoni diversi.
Non si sa molto di Messalina prima del 38/39 d. C., anno in cui fu costretta dall’allora imperatore Caligola a sposare Claudio, un suo cugino di trent’anni più grande. Claudio era figlio di Antonia minore, nipote di Augusto, mentre Messalina era nipote di Antonia maggiore, sempre nipote di Augusto.
Dal loro matrimonio nacquero due figli: Claudia Ottavia, futura moglie di Nerone, e Britannico, che sarebbe dovuto succedere al trono imperiale alla morte del padre.

Nel 41 Caligola fu assassinato dai pretoriani, che in seguito proclamarono Claudio nuovo imperatore. Messalina divenne quindi l’imperatrice consorte di un impero che controllava tutto il bacino del Mediterraneo. Da questo momento fu oggetto delle più aspre critiche e dicerie da parte degli storiografi antichi: come Plinio il Vecchio che racconta di quando Messalina fece a gara con la più famosa prostituta dell’epoca per vedere chi sarebbe riuscita ad avere più rapporti sessuali in un giorno, arrivando a vincere col totale di 25 rapporti.
Giovenale nelle sue Satire parla di come ella si travestisse da prostituta per lavorare nei bordelli di Roma; mentre Tacito narra di tutti gli omicidi ordinati dall’imperatrice, fra cui quello di Giulia Livilla, sorella di Agrippina minore e nipote di Claudio.

Nel 41 fece esiliare Seneca con la scusa di una relazione adultera fra il filoso e Giulia Livilla; la donna fu esiliata ed assassinata subito dopo.
Durante i suoi 7 anni di regno Messalina ebbe numerose relazioni con politici e non; l’ultima, nel 48, fu col console Gaio Silio, col quale condusse una cerimonia matrimoniale durante un Baccanale, mentre Claudio era ad Ostia.
Saputa la notizia l’imperatore ordinò l’esecuzione di Silio, ma era indeciso su cosa fare alla moglie; una parte di lui desiderava vendetta, ma un’altra pensava all’amore per lei e per i loro figli. Fu allora che il liberto Narciso, segretario dell’imperatore, ordinò ai soldati di ucciderla per timore che Claudio la perdonasse, mostrando debolezza al popolo.

La reputazione di Messalina
Le storie riguardo al comportamento morale di Messalina sono il risultato di due fattori: le lotte di potere all’interno della dinastia giulio-claudia e la lotta fra Senato e Principe.
Il sesso, l’esilio e l’omicidio erano parti attive della politica in epoca antica e la famiglia imperiale era in continua lotta per la successione ed il metodo più efficace per assicurare al proprio figlio il trono era lo screditare od uccidere i pretendenti. Messalina si voleva solo assicurare che Britannico salisse sul trono. Fatto sta che dopo la sua morte Claudio sposò Agrippina minore, la quale fece salire al trono il figlio Nerone al posto di Britannico.

I racconti sulla sua estrema promiscuità invece vengono dalla volontà di screditare la famiglia imperiale da parte dell’aristocrazia senatoria, della quale facevano parte tutti gli storiografi, filosofi ed intellettuali dell’età del principato. Descrivendo costumi scabrosi ed immorali volevano minare i valori stessi della romanità (Mos Maiorum) che il principe affermava di incarnare.
In ogni caso per via delle cause della sua morte fu condannata alla damnatio memoriae.

Agrippina minore
Giulia Agrippina (15 d. C. – 59 d. C.) era figlia di Germanico, importante generale nonchè figlio adottivo dell’imperatore Tiberio, e di Agrippina maggiore, nipote diretta di Augusto; aveva cinque fratelli, fra cui: Giulia Livilla, Giulia Drusilla e Caligola. Era anche cugina di Messalina in quanto la nonna paterna, Antonia minore, era la sorella della nonna materna di Messalina; inoltre aveva anche rapporti di parentela con l’imperatore Claudio, suo ultimo marito, poichè quest’ultimo era il fratello di Germanico.

I suoi primi anni di vita furono un inferno, infatti Tiberio fece uccidere quasi tutta la sua famiglia: nel 19 morì il padre Germanico, forse avvelenato dal legato di Siria Pisone sotto ordine di Tiberio, ma non vi furono mai le prove dell’omicidio e Pisone si suicidò durante il processo contro di lui; nel 29 il fratello Nerone Cesare e la madre Agrippina maggiore furono processati ed esiliati, lui a Ponza e lei a Pandataria (odierna Ventotene), e morirono rispettivamente nel 31 e nel 33, entrambe le morti furono causate da Tiberio; nel 33 morì anche l’altro fratello, Druso Cesare, mentre era incarcerato nel Palatino.
A causa di queste morti Agrippina odiò profondamente Tiberio, che inoltre nel 29 la costrinse a sposare Gneo Domizio Enobarbo; egli era più vecchio di lei di oltre trent’anni ed erano imparentati, infatti Enobarbo era figlio di Antonia maggiore, la sorella della nonna paterna di Agrippina. Dal matrimonio ebbe un solo figlio, Lucio Domizio Enobarbo, il futuro imperatore Nerone.

Con la morte di Tiberio salì sul trono il fratello Caligola, il cui primo anno di regno fu felice e senza alcun problema per le tre sorelle. L’imperatore dedicò loro svariati onori fra cui la coniazione di monete con sopra l’immagine di loro quattro assieme ed il diritto all’immagine pubblica.
Nel 38 però Drusilla morì di malattia e sembra che Caligola impazzì per il dolore, ella era infatti la sorella preferita dell’imperatore con la quale si vociferava avesse una relazione nonostante lei fosse sposata. Il marito di Drusilla era Marco Emilio Lepido, un grande amico di Caligola che infatti fu il promotore del loro matrimonio, e fu anche nominato erede al trono imperiale.
Nel 39 Caligola accusò Lepido di avere rapporti sessuali con Agrippina e Livilla e lo condannò a morte, mentre esiliò le sorelle a Ponza. Cassio Dione racconta di come Agrippina fu costretta a trasportare l’urna con le ceneri di Lepido dall’isola fino a Roma con l’obbligo di portarla in mezzo al suo seno.

Nel 40 morì anche il Enobarbo di malattia ed il figlio Nerone fu cresciuto da Domizia Lepida, madre di Messalina.
L’anno dopo Caligola fu ucciso e fu proclamato imperatore Claudio, zio di Agrippina.
Il nuovo imperatore richiamò le due sorelle dall’esilio, le quali poi seppellirono Caligola. Subito però Livilla fu accusata di adulterio da Messalina, esiliata ed uccisa.
Nel 42 Agrippina sposò un ricco patrizio e ne ereditò i beni, nel 49 poi, dopo la morte di Messalina, riuscì a sposare suo zio Claudio e divenne imperatrice.

Negli anni successivi Agrippina fece uccidere tutti quelli che potevano rappresentare un pericolo per lei e il figlio, primi fra tutti gli amici e vecchi sostenitori di Messalina. Fece annullare l’esilio di Seneca e convinse Claudio ad adottare Nerone, cambiando così il suo nome in Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico e aprendo una lotta dinastica fra lui e Britannico.
Nel 50 ricevette il titolo di Augusta dal Senato e nello stesso anno fu fondata una colonia in Germania col suo nome: Colonia Claudia Ara Agrippinensium o Colonia Agrippina, l’odierna Colonia.
Fece anche sposare Nerone con Claudia Ottavia, figlia di Claudio e di Messalina.
Nel 54 morì Claudio, secondo le fonti antiche fu avvelenato da Agrippina per facilitare la salita al trono di Nerone, mentre le fonti moderne, come la Levick, ipotizzano che sia stata una morte naturale dovuta all’età, forse una malattia e dallo stress degli scontri con la moglie riguardo alla successione.

Nerone riuscì a prendere il trono e fu inizialmente controllato dalla madre, che ebbe il dominio totale dell’impero per alcuni mesi. Il nuovo imperatore però cominciò molto velocemente a distaccarsi dalla madre, soprattutto grazie alla sua relazione adultera con la liberta Claudia Atte, che inizialmente era stata data a Nerone da Seneca e Afranio Burro (i suoi consiglieri più intimi) per sfogare le estreme pulsioni erotiche del giovane.
Fu allora che Agrippina tradì il figlio e tentò di riavvicinarsi a Britannico con la speranza di farlo salire al trono e controllarlo; ma nel 55 egli morì, probabilmente avvelenato da Nerone. Dopodichè l’imperatore fece allontanare la madre dal palazzo imperiale e la segregò in una villa, le tolse i titoli (oltre che Augusta era divenuta anche sacerdotessa del culto del divo Claudio dopo la morte di quest’ultimo) e la sua guardia del corpo composta da Romani e Germani.

Nel 57 fu costretta a trasferirsi in una villa a Miseno.
Nel 59 fu assassinata sotto ordine di Nerone.
La reputazione di Agrippina
Agrippina è stata pesantemente criticata dalle fonti antiche che sottolineano il suo essere manipolatrice ed assassina. In realtà i motivi veri della critica erano in parte gli stessi di Messalina, ovvero lo screditare il principato ma con Agrippina si aggiunge anche il ruolo di potere che aveva assunto una donna; per i Romani era inconcepibile che una donna avesse potere politico e lei era riuscita a “conquistare” l’impero.

Fonti:
Tacito, Annales;
Svetonio, De vita Caesarum;
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia;
Cassio Dione, Historia Romana;
Giovenale, Saturae;
Barbara Levick, Claudius, 1990.