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Durante il lungo periodo della cattività avignonese (1309-1377), il papato perse il controllo dei suoi territori in Italia. Le terre dello Stato Pontificio erano ormai divise fra le innumerevoli signorie indipendenti che avevano preso possesso delle città più importanti del centro Italia.
Fu Papa Innocenzo VI, nel 1353, ad emanare la bolla papale che nominò il cardinale Egidio Albornoz legato e vicario generale dello Stato Pontificio e lo incaricò di riportare l’Italia centrale sotto l’egida del Papa.
Il cardinale spagnolo riuscì, in soli due anni, a sottomettere Lazio, Umbria, Marche e parte della Romagna; infatti nel 1355 sconfisse i Malatesta di Rimini, che divennero poi fedelissimi alleati del Papato, e i Da Polenta di Cervia e Ravenna.

Francesco II Ordelaffi 1310 circa – 1373
Figlio di Sinibaldo Ordelaffi (ghibellini) e di Onestina dei Calboli (guelfi) seguì le orme della famiglia paterna, divenendo uno dei maggiori esponenti della causa ghibellina e vicario imperiale. Fu signore di Forlì dal 1331 al 1359, anche se inizialmente sconfitto dal papato, privato dei titoli e costretto ad unirsi all’esercito pontificio contro la lega di Castelbaldo. Venne preso prigioniero dagli Estensi di Ferrara, ma riuscì a fuggire e a riprendere il potere a Forlì e Forlimpopoli nel 1333; lo stesso anno fu eletto capitano di Cesena, città in aperta ribellione contro il Papa.

Nei vent’anni successivi conquistò tutti i castelli e le città adiacenti a Forlì, molti dei quali erano possedimenti dei De Calboli, come Meldola e Castrocaro. Fu scomunicato quattro volte durante questo periodo, ma riuscì comunque ad allearsi con Giovanni Visconti di Bologna, i Malatesta di Rimini, i Manfredi di Faenza e fu nominato cavaliere da re Luigi d’Ungheria.
Negli anni ’40 del XIV sec. tenne un circolo letterario nella sua residenza a Forlì, del quale fece parte anche Boccaccio.
La crociata
Dopo la sconfitta dei Malatesta e degli altri signori romagnoli e le minacce di ritorsione da parte di Albonoz ai signori di Bologna, Ferrara e al Doge di Venezia, Francesco e i Manfredi si trovarono soli. Il 17 gennaio 1356 il Papa Innocenzo VI con un bando accusò Francesco di essere un tiranno, un eretico e di governare molte città senza alcun diritto di farlo; oltre a questo fu ordinato di predicare la crociata nelle arcidiocesi limitrofe al territorio forlivese, predicando l’indulgenza plenaria ed il condono di ogni condanna per chiunque vi avesse preso parte.

Francesco chiese aiuto all’imperatore Carlo IV di Lussemburgo, il quale però rifiutò; solo Venezia espresse un parere contrario alla crociata, vietando anche ai suoi cittadini di prendervi parte. I veneziani avevano infatti grossi interessi commerciali in Romagna e temevano le mire espansionistiche di Luigi d’Ungheria, che nel frattempo aveva abbandonato il suo cavaliere ed era divenuto uno dei capi della crociata. I De Calboli misero una taglia di 1000 fiorini sulla testa di ogni membro della famiglia Ordelaffi.
Inizialmente Albornoz tentò di usare la diplomazia chiedendo la resa dell’Ordelaffi, il quale avrebbe mantenuto tutti i suoi territori, ma sarebbe divenuto vicario papale e sarebbe entrato nell’esercito pontificio. Francesco rifiutò per due volte, mentre i Manfredi si arresero quasi subito.
Col fallimento della diplomazia iniziarono le operazioni militari: l’esercito papale si accampò poco fuori Forlì, mentre i Malatesta assediarono Cesena, che era difesa dalla moglie di Francesco, Marzia degli Ubaldini meglio conosciuta come Cia Ordelaffi. La città cadde il 21 giugno 1357 dopo una difesa eroica, Cia fu catturata e imprigionata ad Ancona; a fine luglio Galeotto Malatesta prese Bertinoro, uccidendo buona parte degli abitanti.
In settembre Albornoz tornò ad Avignone e fu sostituito dall’Abate di Cluny, il quale cominciò una tregua che durò per tutto il 1358 sperando nella diplomazia. Al cardinale Albornoz fu ordinato di tornare a guidare la crociata nel dicembre dello stesso anno.

Francesco allora decise di assoldare la compagnia di mercenari, per lo più tedeschi, guidata da Corrado Lando; i mercenari entrarono in città, ma dopo poco tempo Albornoz li pagò 50.000 fiorini per abbandonarla.
Lando accettò, ma solo a patto che le forze papali non attaccassero Forlì per almeno un mese per rispetto di chi lo aveva pagato fino a quel momento.
Nella primavera del 1359 i crociati occuparono molte delle città del forlivese e tentarono di prendere la città per fame.
Il 2 luglio 1359 Francesco guidò una disperata sortita contro gli assedianti, ma fu sconfitto e si ritirò a Forlimpopoli; il 4 luglio Albornoz entrò trionfante a Forlì e pose la sua residenza nel palazzo comunale.
Seguì subito un trattato di pace che lasciò a Francesco solo Forlimpopoli e Castrocaro, la moglie Marzia fu liberata e l’Ordelaffi divenne vicario pontificio, fu perdonato e ammise pubblicamente i suoi peccati.

La crociata è finita
Il trattato di pace fu abbastanza equo per il signore romagnolo, cosa che non gli impedì di riaprire subito le ostilità contro la chiesa, questa volta aiutato dai Visconti. Fu sconfitto definitivamente nel 1365 ed esiliato a Chioggia; morì a Venezia nel 1373.

Forlì fu governata dal 1359 da dei legati pontifici, ma il partito ghibellino della città si ribellò nuovamente nel 1376 ed accolse Sinibaldo I Ordelaffi, figlio di Francesco, come signore. Nel 1379 Sinibaldo divenne vicario papale di Castrocaro e Forlimpopoli, mentre nel 1386 sconfisse Luigi d’Angiò grazie anche all’aiuto di Alberico da Barbiano.
Gli Ordelaffi rimasero signori di Forlì fino al 1480 e per un breve periodo fra il 1503 ed il 1504.