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[notification type=”alert-info” close=”false” ]Abbiamo ricevuto un accredito per partecipare alla conferenza stampa “Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte”.
Abbiamo mandato Matteo Natale alla Citroniera delle Scuderie Juvarriane (Reggia di Venaria di Torino), lo ricorderete per essere stato uno dei protagonisti della video intervista in diretta che ci rilasciò Paolo Mottura lo scorso novembre.
A fine articolo trovate la cartella stampa coi pdf e le immagini che ci hanno fornito i loro addetti alla comunicazione.
Ecco la sua avventura, buona lettura! [/notification]
Nella periferia di Torino, in Reggia di Venarìa, fino a febbraio 2019 sono raccolte la storia e le evoluzioni della motocicletta. Nello spazio di 9 (nove!) grandi stanze ambientate si sviluppa il viaggio delle due ruote che accompagna l’intero Secolo Breve.
L’invenzione ufficiale della moto risale alla fine dell’800, ma è rimasta “solo” un giocattolo per ricchi fino al suo impiego strategico nella Prima Grande Guerra, quando sono state comprese e sviluppate le potenzialità di una scattante bicicletta con motore e cambio.
Germania e Francia se ne contendono la paternità, ma anche Italia e Inghilterra hanno contribuito ad avvicinare quell’improbabile azzardo tecnologico a ciò che è adesso, cioè un affidabile ed entusiasmante mezzo di trasporto che ha saputo arrivare davvero ovunque.
Attraversando i 9 vasti ambienti con più di 40 modelli esposti è possibile seguire la storia del Novecento: il percorso è accompagnato da decine di foto storiche e da locandine e da quadri, oltre a numerosi monitor con i più importanti tributi cinematografici.
Passando dal celeberrimo film che dà il nome alla mostra (nella prima stanza c’è il chopper stelle e strisce guidato da Peter Fonda, quello originale!) il video ripercorre la poesia de i Diari della Motocicletta e arriva ai disegni del futuro fantascientifico di Akira.
Dal 1949 la motocicletta diventa uno sport, e i MotoGP entusiasmano un popolo di appassionati: per i loro occhi sgranati ci sono la prima Yamaha46 di Valentino Rossi e la Ducati27 di Casey Stoner.
Superando l’asfalto, in un’ambientazione più desertica e selvaggia, nelle stanze successive si trovano le moto che hanno dominato edizioni della Parigi Dakar e i suoi 10000 km di corsa. In un’altra sala sono apparecchiate le cromature e le suggestioni dell’universo Harley Davidson, per terminare con quella delle sofisticate Bimota.
Le principali marche/officine hanno partecipato ad arricchire la mostra, orgogliose di poter raccontare il proprio segmento di avventura.
Uno spettacolo a parte, ma strettamente correlato, è composto dal pubblico della mostra. I curatori, nella presentazione alla stampa dentro la raccolta Cappella di Sant’Uberto, hanno rimarcato l’attenzione nel connubio fra meccanica e arte di cui le moto sono perfetta sintesi.
I presenti sono un po’ espressione di questa bipolarità, e formano capannelli ben definiti: da una parte i centauri con tute e caschi da pista, dall’altra la tribù compatta dei fieri Harleysti. In mezzo a loro una fauna di motociclisti della domenica con i loro famigliari, compresi un paio di gasatissimi bambini.
Solo degli scooteristi non c’era traccia, o magari mantenevano un basso profilo rendendosi conto di essere i soli non ammessi a sentirsi parte di una certa passione per le pieghe e l’asfalto.
Immagini ufficiali
Cartella stampa
