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Ora andate e scandalizzate questo paese, ragazze!
Avrei potuto iniziare questo articolo parlandovi delle lotte, della storia, delle icone della cultura Drag. Ho preferito cedere il passo a una citazione del film “A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar” film statunitense del 1995 con Patrick Swayze, Wesley Snipes e John Leguizamo per la regia di Beeban Kidron.
Il Drag, per come ho imparato a conoscerlo, è anzitutto amore, autoironia, intelligenza, arte e provocazione. Tenete bene a mente questo, prima di calarvi nella storia di questo fenomeno che ha radici decisamente profonde.
Cos’è è una Drag Queen?
La Drag Queen è un uomo che si traveste da donna, solo ed esclusivamente, per fini di spettacolo ed intrattenimento. L’aspetto “sessuale” cade molto in secondo piano, anche se è innegabile che buona parte delle icone del Drag abbiano orientamenti sessuali dal gay al gender fluid.
La rivolta di Stonewall
Siamo le ragazze dello Stonewall
abbiamo i capelli a boccoli
non indossiamo mutande
mostriamo il pelo pubico
e portiamo i nostri jeans sopra i nostri ginocchi da checche!
I cosiddetti moti di Stonewall, chiamati anche nel loro insieme dal movimento gay statunitense rivolta di Stonewall, furono una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York. La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l’1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato “Stonewall Inn“, un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village.
Simbolo dei moti di Stonewall è Sylvia Rivera, la transgender diventata poi simbolo del movimento LGBTI americano morta nel 2002, autrice del “lancio della bottiglia contro un poliziotto” che diede il via ai violenti scontri di quella notte.
I numerosi arresti e le proteste che seguirono quell’evento, diedero vita al “Gay Liberation Front” (GLF), il primo movimento di liberazione autodefinitosi “gay” e non “omofilo” e a quelle tante associazioni che oggi conosciamo per la strenua difesa dei diritti della vastissima comunità LGBTQIA.
Strike a Pose! Paris is Burning…
Ve lo ricordate il video Vogue di Madonna?
Ecco, il vogueing è un ballo tipico di certe discoteche gay di New York, caratterizzato da un ritmico e ipnotico sventolare di braccia e sforbiciare di gambe.
Nella seconda metà degli anni ‘80 Jennie Livingston decide di documentare i drag ball di New York: serate in cui gruppi di gay, travestiti e transessuali si sfidano in concorsi di ballo (sì, proprio quello che vedete rappresentato nel video di Madonna), divisi in decine di categorie e sottocategorie. Ne nasce Paris is Burning, documentario capolavoro (disponibile anche su Netflix), dove viene raccontata la realtà delle Houses of New York.
La comunità Gay e transgender non viveva un bel periodo. Benché dai moti di Stonewall siano ormai passati 20 anni, l’integrazione per le minoranze è ben lontana dal dirsi compiuta. In questo quadro le Houses sono veri e propri rifugi per giovani altrimenti destinati alla strada, spesso ripudiati dalle famiglie, che nelle Houses hanno trovato una famiglia, e gestite dalle Mothers (drag queen più “anziane”). L’entusiasmo per i drag ball stava a queste comunità, come la notte di natale ad un bambino. Un’occasione per travestirsi e per esistere nei panni a cui ambivano, ma che la povertà e l’estrazione sociale gli negava. Opulenza era la parola chiave, insieme ad un perfetto calarsi nella parte, in modo da rendere realistica l’interpretazione. Vere e proprie sfilate corredate da sfide di ballo all’ultima posa.
Paris is Burning ci mette a contatto con una cultura apparentemente di nicchia e che, indiscutibilmente, si è riversata e ha influenzato la cultura pop e non solo. Ma non è solo questa l’essenza di questo documentario: le storie personali dei protagonisti di quegli anni, si intersecano fra loro, dandoci un quadro straziante del peso di sogni che si infragono contro una società non disposta ad accettarli e delle difficoltà quotidiane a cui le loro esistenze erano inevitabilmente sottoposte.
Del resto, se tutto si fosse limitato alla mera apparenza, probabilmente della cultura Drag non ne sarebbe rimasto molto. Invece vive e pulsa, è stata sdoganata e resa fruibile, è diventata icona, fa parlare e sparlare, come qualsiasi cosa che sia ironica, sottile e intelligente.
La cultura Drag è diventata arte ed ha toccato e condizionato moltissimi ambiti. Nella musica, a partire dall’iconica Madonna, passando per tanti altri e citando solo l’ultima di una lunghissima serie, Lady Gaga; nel cinema, con film come Priscilla la regina del deserto, Rocky Horror Picture Show, To Wong Foo, Thanks for Everything! Julie Newmar, Hurricane Bianca, e tantissimi altri; nel cabaret o nel burlesque.
If you can’t love yourself, how in the hell you’re gonna love somebody else?
Lo ribadisce volentieri RuPaul, mente su cui si sviluppa il RuPaul’s Drag Race (di cui vi potete godere le ultime tre stagioni su Netflix) e attualmente icona pop maggiormente rappresentativa della cultura Drag.
Cantante, attore, produttore, conduttore, e un sacco di altre cose che finiscono in -ore, nel 2017 è stato incluso dal Time nella classifica delle 100 persone più influenti del mondo e l’anno seguente ha ricevuto la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, divenendo la prima drag queen ad ottenerla
Ed è proprio dal suo Drag Race, competizione in cui i concorrenti si sfidano a colpi di creatività, ideando outfit, cantando, ballando e recitando, aspirando al titolo di Amercan’s next Drag Queen Superstar, che sono emersi talenti di impagabile valore. Le doti ricercate non sono esclusivamente charisma, uniqueness, nerve, talent. C’è qualcosa di più che emerge man mano che ci si immerge in questo mondo che non è solo lustrini e parrucche cotonate.
Quello su cui con estrema enfasi RuPaul mette l’accento è l’importanza di restare ancorati alla storia. Dimenticare i precursori di una cultura di cui si fa portavoce, sarebbe un errore fatale. In un certo qual modo, la memoria delle Drag è custode anche di quella Pop.
Amarsi, accettarsi e puntare a migliorarsi senza snaturarsi, sono gli ingredienti che lo completano.
E poi c’è la voglia di stare in piedi, saldi e incrollabili di fronte a un mondo che ancora guarda alle diversità dalla distanza e che tenta di sollevare muri, barriere di pregiudizio, stereotipi fondati sull’ignoranza.
Conoscere la cultura Drag apre la mente! Vi sorprenderà scoprire quante delle cose che oggi considerate parti della cultura POP, sono merito indiscusso dei Drag Ball.
L’ironia, talvolta anche un po’ cinica, delle Comedy Queen vi ucciderà dalla risate. L’eleganza e la bellezza delle Pageant Queen vi lascerà a bocca aperta a dubitare delle vostre certezze. L’arte che molte di loro portano avanti stoicamente vi lascerà disarmati a chiedervi perché non ne sentite parlare quanto meriterebbero.
E poi c’è un’ultima cosa che vi coinvolgerà: il desiderio di gridare al mondo la necessità di una rivalsa che valga per tutti, e che una risata (o una parrucca fate voi) seppellirà distanze e razzismi.