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Agatocle e la strage di Segesta – GiardinoDiStoria #1

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Agatocle nacque a Terme, vicino all’odierna Palermo, nel 360 a.C. figlio di un vasaio greco esule in Sicilia; ceramista di professione (secondo alcune fonti era anche un prostituto, ma vari antichi affermano che si tratta di diffamazioni), ebbe una relazione con Damas, generale siracusano, che lo fece entrare nell’armata siracusana e divenne a sua volta molto influente nell’esercito. In seguito fu esiliato da Siracusa dagli oligarchi con l’accusa di voler instaurare la tirannide e si rifugiò dai i Siculi.

 Pochi anni dopo tornò in città e nel 316 a.c. circa, dopo alcuni anni di turbolenze politiche, si fece eleggere stratega dal consiglio dei 600 con la promessa di portare la pace interna. Agatocle aveva dalla sua i popoli siculi e l’aiuto militare di Amilcare di Cartagine: ai primi, che erano oppressi dai siracusani, aveva promesso la libertà, al secondo aveva promesso ausilio politico e militare per fargli prendere il potere assoluto a Cartagine.
Appena eletto però fece subito un colpo di stato trucidando i 600 dell’assemblea e permettendo ai Siculi e ai Cartaginesi di saccheggiare Siracusa per ben due giorni, divenendo così il tiranno di Siracusa, con anche il riconoscimento ufficiale da parte di Cartagine.


Fra il 315 e il 312 a.c. conquistò buona parte delle città greche in Sicilia tramite guerra o tramite alleanze. Nel 312 a.c. morì Amilcare ed Agatocle decise di dichiarare guerra a Cartagine per prendere il resto dell’isola, ma fu sconfitto in battaglia e Siracusa fu assediata dai punici. L’anno successivo Agatocle decise che la città era inespugnabile e invase direttamente l’odierna Tunisia conquistando parecchie città e assediando la stessa Cartagine. Dal 311 al 307 a.c. la Tunisia fu divisa fra Agatocle e Cartagine, mentre le città sicule si ribellavano al tiranno, che fu costretto ad abbandonare il suo esercito per tornare in patria per combattere i ribelli. Una volta tornato scoprì che buona parte del suo esercito era stato distrutto e i suoi figli erano incapaci al comando, tanto da portare all’ammutinamento. Dopo una serie di disavventure decise di scappare di nascosto in Sicilia e lasciare i soldati al loro destino, ma fu scoperto ed imprigionato, solo per essere liberato dai soldati ancora fedeli che provavano pietà per lui.

Tornato a Siracusa prese una parte dell’esercito cittadino e andò alla città di Segesta, sua alleata, per chiedere soldi per una nuova campagna in Tunisia. Al rifiuto dei cittadini fece l’impensabile: prese tutti i poveri e li giustiziò fuori la città, poi si mise a torturare brutalmente i cittadini rimanenti, alcuni li legò alla ruota, altri li scaraventò usando catapulte, altri ancora furono frustati con fruste alle quali aveva attaccato frammenti di ossa; creò una sua versione del toro di Falaride, formata da una singola lastra di bronzo a forma umana che permetteva di vedere il malcapitato venire abbrustolito; ad alcune donne furono spezzate le caviglie usando tenaglie, ad altre furono tagliati i seni, mentre a quelle incinte furono poste delle pietre sulla zona lombare per farle abortire per pressione. Diodoro Siculo oltre a queste cose racconta che gli abitanti commisero suicidio di massa bruciandosi assieme alle loro case o impiccandosi; in ogni caso i 10000 abitanti della città morirono o furono venduti come schiavi ai Bruzi ed Agatocle rinominò la città in Diceopoli “città giusta” e la colonizzò.

In seguito scoprì che i suoi soldati lasciati in Africa si erano ribellati ed avevano ucciso i suoi figli, così prese tutti i parenti e amici degli ufficiali “traditori” e li fece uccidere: uccise uomini, donne, vecchi, giovani, neonati, nonni, padri, figli, amici, mogli di amici e così via fino al punto che il mare di Siracusa divenne rosso.
Da 304 a.c. divenne re della Sicilia dopo aver finito di uccidere tutti i suoi avversari politici e aver conquistato le città ribelli.

Morì nel 289 a.c. forse di tumore o forse avvelenato.

Durante i suoi primi 12 anni di regno perpetrò 3 purghe all’interno di Siracusa: l’eliminazione dei 600 dell’assemblea cittadina e il susseguente saccheggio della città nel 316 a.C., l’uccisione di tutti i parenti e amici dei soldati ribelli nel 307-306 a.C. e finì il lavoro di stabilizzazione del suo regno con l’uccisione dei restanti membri dell’aristocrazia cittadina facenti parte della vecchia oligarchia durante la battaglia di Torgio; inoltre ha compiuto l’efferata strage di Segesta nel 307 a.C. torturando, sterminando o vendendo come schiavi i 10000 abitanti della città.

Fu anche il primo greco a mettere alle corde la potente città-stato di Cartagine e a conquistare parte delle terre libiche.

Fonte: Diodoro siculo, libro XX, 70-72

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Giacomo Brasini

Laureato in storia all'università di Bologna, rievocatore deficelta e fissato con la storia antica. Forlivese e metallaro, citazione preferita "il cibo degli dei: la piadina".

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