Il 3 maggio siamo stati invitati per assistere alla proiezione per la stampa di “Alien: Covenant” che uscirà nella sale l’11 di questo mese. Ecco cosa aspettarvi da questo film.
[notification type=”alert-info” close=”false” ]Attenzione: per dare modo a tutti di leggere l’articolo, dividerò in due la recensione. Metterò la trama sotto tag spoler (quindi dovete cliccare per poterla leggere), seguita dalla mia impressione personale sul film.
Buona lettura![/notification]
Trama
SPOILER! Clicca per leggere la trama del film
All’inizio del film troviamo Walter: un androide che assiste l’equipaggio ibernato sulla nave spaziale Covenant, con la missione di raggiungere un nuovo pianeta abitabile da colonizzare, quando una tempesta magnetica li travolge in pieno svegliandoli e causando danni ingenti al veicolo spaziale.
La cella di ibernazione del capitano prende fuoco uccidendolo senza che l’attore possa dire una battuta e permettendo così a Christopher Oram, il suo insicuro vice, di prendere in mano le redini della situazione… o almeno di provarci.
Le fortissime emissioni energetiche veicolano una trasmissione radio contenente una richiesta di aiuto che l’equipaggio riesce a localizzare; proviene da un pianeta abitabile molto vicino.
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Cambio di rotta e nuova destinazione
Superando varie difficoltà l’equipaggio raggiunge il nuovo pianeta, l’astronave rimane in orbita e una scialuppa adibita al trasporto merci atterra, portando al suo interno una parte della ciurma che si divide in due appena scesi. Una squadra parte alla ricerca della fonte del segnale, l’altra si ferma vicino ad un laghetto per fare rilievi.
Un esponente della squadra che analizza l’acqua entra in contatto con delle spore presenti sul pianeta e in breve tempo inizia a sentirsi male, mentre l’altro gruppo raggiunge una radura e viene attaccato da un nutrito gruppo di inediti xenomorfi bianchi.
Quando tutto sembra perduto una misteriosa figura li salva, permettendogli di raggiungere una città fortificata e piena di cadaveri, con al centro l’astronave che abbiamo già conosciuto nel precedente capitolo Prometheus e il loro salvatore si rivela essere David: l’androide che faceva parte di quell’equipaggio.
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Pur risultando la fotocopia di Walter, David è una macchina di generazione precedente e, anche se i suoi processi logici sono più simili a quelli umani, risulta meno adatto allo scopo di protezione della nostra specie. Il vecchio androide, infatti, vuole avere la possibilità di creare qualcosa di straordinario, esattamente come la specie umana ha fatto con lui, anche se la reputa arretrata.
Filosofia fra androidi
Dopo una serie di dibattiti filosofici fra i due androidi, che seguono ottimamente la storyline iniziata con Prometheus, scopriamo che David è arrivato su quel pianeta, ha rilasciato in aria le spore (che ora sappiamo essere il primissimo stadio dello xenomorfo) e ucciso tutti gli autoctoni del pianeta. Ricordate i cadaveri di prima? Ecco.
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Il dibattito fra i due cade sulla musica e la creazione delle melodie e mentre Walter impara a suonare il flauto, David si concentra su quello che finora è sembrato essere il protagonista del film: il neo capitano Christopher Oram (è subentrato sul campo nei primi minuti), mostrandogli la sua collezione di uova di xenomorfi.
Il dialogo si è svolto più o meno così:
David: “Guarda l’uovo”.
Capitano: “Mmpfh… ok, guardato”.
David:“Guardalo più da vicino”.
Capitano:“Ok”.
BAM! Infettato.
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Walter si rende conto di ciò che sta succedendo e nasce una discussione che culmina con un appassionato bacio gay fra androidi e relativa uccisione con tanto di filetto accuminato nel collo.
Ma Walter è di nuova generazione e si rigenera dai piccoli danni, quindi interviene per salvare Daniels, esperta di terraformazione nonché protagonista del film (finalmente la vediamo in azione), e ne nasce un combattimento fra robot.
Mentre Il resto dell’equipaggio a terra è morto durante il film per i vari Alien bianchi (che sono il risultato dell’incrocio genetico ottenuto con le spore e gli autoctoni locali), finalmente vediamo “nascere” l’alieno, quello vero. Tutto nero, cattivo.
Daniels si fa raggiungere, con non poche difficoltà, dall’astronave Covenant coi restanti due membri dell’equipaggio che facevano da base in orbita.
Cercando di fuggire in volo l’alieno li raggiunge e dopo una serie di spettacolari sequenze, sia all’esterno che all’interno dell’astronave, riescono a farlo fuori.
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Nonostante ci siano sequenze al chiuso, l’interno dell’astronave non risulta claustrofobico come nei primi tre capitoli. La navicella appare più spaziosa e gli ambienti sono più chiari, influenzando negativamente sulla “sensazione di chiuso”.
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L’alieno è decisamente lui, peccato che si veda unicamente negli ultimi 10/15 minuti di film, prima troviamo solo “xenomorfi albini”.
Sembra tutto finito, quando nella scena finale ci accorgiamo che quello a bordo non è Walter, ma David, che iberna la protagonista, la quale si rende conto all’ultimo di essere in balia dell’androide pazzo.
BAM! Finale aperto.
Impressioni personali
Ridley Scott rimane coerente a quello che ormai possiamo definire tranquillamente il nuovo filone iniziato con Prometheus; che possa piacere o meno è innegabile che la saga con l’alieno più cattivo di sempre non sia più quella che abbiamo visto nei primi epici tre capitoli e che stia provando a maturare affrontando tematiche più profonde e complesse.
Alcuni fan storceranno il naso, altri invece apprezzeranno, personalmente ho avuto la forte impressione che ormai lo xenomorfo sia soltanto la cornice di un quadro ben più ampio che tocca temi come la creazione, l’essere vivo in tutte le sue sfaccettature, il transumanesimo (ne parlai qui nel 2011 con Daniele Bossari) e cosa significhi avere coscienza di sé.
Troveremo androidi che provano il desiderio di creare (così come l’uomo ha creato loro), a discapito delle scene terrorizzanti che hanno contraddistinto il blockbuster così come lo conosciamo. La tensione scende e l’adrenalina sale con scene al cardiopalma; l’alieno, che prima era composto da particelle di terrore puro, è diventato “soltanto” disgustoso e raccapricciante e risulta molto meno pauroso. Non ho apprezzato particolarmente il fatto di “tenerlo in caldo” per sfoggiarlo unicamente nelle sequenze finali.
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I personaggi, a parte gli androidi, sono a mio avviso poco caratterizzati e anche mostrare il carattere combattivo della protagonista nella parte finale del film, l’ho trovata una scelta poco felice; in definitiva, le macchine tolgono troppo spazio ai personaggi biologici.
Possiamo essenzialmente dividere il film in tre parti: la prima parte è sul pianeta ed è caratterizzata da fantastiche inquadrature ampie con natura incontaminata; una seconda parte è ambientata nella città abbandonata, in cui troviamo tutte le sfumature di colori che abbiamo già visto in “Prometheus” e negli ultimi 10/15 minuti i protagonisti lottano finalmente col “vero xenomorfo” nell’astronave, con atmosfere e colori che ricordano quelli del primo Alien, senza però centrare del tutto l’obiettivo.
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Purtroppo a mio avviso si sta mettendo troppa carne sul fuoco, da un film come Alien mi aspetto un alieno cattivissimo che faccia a brandelli la gente e una lotta estenuante contro la morte, non certo pistolotti filosofici degli androidi per buona parte del film, ma ammetto che questa è una mia opinione personale e può cambiare a seconda dello spettatore.
Ormai gli ingranaggi di questa nuova parte della saga sono ben oliati, e fanno scivolare l’horror per lasciare spazio alla pura tensione e allo sci-fi. Anche l’alieno purtroppo, pur essendo simile all’originale appare meno terrificante e penso che questo derivi dal fatto che tutta l’atmosfera che gira intorno alle sue apparizioni risulta meno claustrofobica e questa è per me una delle grandi pecche di questo capitolo della saga (come nel precedente Prometheus).
Nella scena iniziale sentiamo una voce che recita: “Da dove veniamo?”, ecco: questo è il succo del film ed è anche molto interessante, peccato che avrei preferito che affrontassero tutta questa parte filosofica con un filler (un film parallelo), così da evitare di perdere per strada una parte di ciò che rendeva epico Alien.
Ho apprezzato invece la colonna sonora e in definitiva ritengo “Alien: Covenant” una pellicola che mi ha fatto piacere vedere, senza far scoppiare però i proverbiali fuochi d’artificio. Un po’ come quando si sforna una torta e non è riuscita benissimo: il sapore è buono, ma non ti fa leccare le dita.
Ho aperto Mente Digitale nel 2006 e mi rappresenta in ogni sua trasformazione.
Dirigo una web agency milanese, colleziono fumetti, seguo anime dai tempi dei vecchi robottoni e divoro serie tv in lingua originale. Su Lega Nerd sono autore di livello 36, con più di 300 articoli pubblicati.
La frase che preferisco è: "La cultura è il nostro passaporto per il futuro. Il domani appartiene alle persone che si preparano oggi" - Malcom X
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