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Atypical è una serie televisiva statunitense che ha debuttato l’11 agosto 2017 in tutti i paesi in cui il servizio on demand Netflix è disponibile. E non è il solito teen drama.
Si fa tanto parlare in questi giorni di “Autismo” e “Sindrome di Asperger”.
Politici, gente comune, professionisti, persone affette da questa e altre patologie, ognuno dice la sua, e nel caos generato quello che prevale è soltanto l’ignoranza e la disinformazione.
Non abbiate paura, non è mia intenzione essere l’ennesima voce che si aggiunge al coro; non sono né una persona competente, né sono abbastanza informata per poterlo fare. Quello che vorrei fare invece, è suggerirvi uno strumento attraverso il quale acquisire un punto di vista diverso rispetto a questa patologia dello spettro autistico e all’autismo in generale.
L’approccio alla serie.
Qualche settimana fa, sono incappata, per puro caso, in Atypical girovagando su Netflix. Sono stata immediatamente conquistata dallo sguardo, spaesato e dolce, del ragazzo al di là dello schermo e dalla sinossi breve e concisa che illustra i contenuti della storia:
“Un adolescente con disturbi dello spettro autistico decide di trovarsi una ragazza e il suo bisogno di indipendenza spinge l’intera famiglia a rimettersi in discussione”.
Così ho conosciuto Sam, la sua famiglia e i suoi amici, e ho iniziato con lui un viaggio, alla scoperta di se stesso e del mondo che lo circonda.
“Sono strano, è quello che dicono tutti. A volte non capisco di cosa parlano le persone e questo mi fa sentire solo anche se c’è altra gente intorno a me. E allora me ne resto seduto e inizio a gingillarmi. È il mio tipico comportamento autostimolatorio, spesso strofino una matita contro un elastico. Mi rilassa, e intanto penso alle cose che non riuscirò mai a fare. “
È così che Sam, il nostro impavido eroe, si presenta, mettendosi a nudo e mostrando anzitutto una delle sue paure, una delle sue debolezze, uno dei suoi limiti. Un modo perfetto per creare empatia con lo spettatore, sfido chiunque a non aver mai provato lo stesso senso di solitudine di cui parla Sam.
Non ho usato l’espressione “impavido eroe” a caso, Sam è un giovane esploratore coraggioso della vita, che supera gli ostacoli che gli si pongono di fronte per raggiungere la meta: l’indipendenza.
E adesso alzi la mano chi non ha dovuto affrontare difficoltà nella sua scalata verso la maturità e l’indipendenza. Se l’avete alzata, sappiate che siete dei “bastardi fortunati”!
Perché guardarlo?
Vi starete chiedendo, perché dovrei guardare Atypical, l’ennesima serie adolescenziale allo scoperta della vita e del primo amore per di più con protagonista un ragazzo “malato”?
E qui vi volevo!
Perché è un modo intelligente di imparare a conoscere qualcosa di diverso, una patologia che viene mistificata, raccontata alle volte in modo estremistico e poco realistico. Oppure che viene descritta in modo super scientifico e asettico, così alieno e distante da sembrare innaturale. Perché le persone affette da autismo nascono e crescono.
All’interno di famiglie, creano legami e vivono vite che si intrecciano a quelle di altri e credo sia importante smettere di avere “paura” e iniziare a sforzarsi di “capire”.
I protagonisti
Sam Gardner ha una madre “incasinata”: Elsa. Nel vedere il figlio, cui si è dedicata anima e corpo, allontanarsi e prendere le sue decisioni, entra in crisi sentendosi defraudata del suo ruolo di “mamma chioccia” e finisce per tradire il marito. Doug è il suo papà, ma è anche un marito che ha avuto un periodo di crisi quando hanno diagnosticato l’Asperger a Sam. Lascia la famiglia per circa 9 mesi; adesso cerca di essere un buon padre. Cerca anche un modo per stare vicino al figlio rispettando i suoi tempi e i suoi spazi, mentre ha un bellissimo rapporto con la figlia secondogenita. Casey, sorella minore di Sam ragazzo autistico per il quale prova un affetto infinito (nonostante sia sempre venuto al primo posto), atleta, adolescente. Scopre l’amore e la sessualità, vive diversi momenti di crisi e cambiamento e trova spesso nel fratello il sostegno, la fiducia e il supporto di cui ha bisogno. Intorno alla famiglia Gardner ruotano le vite di innumerevoli personaggi, le interazioni tra di loro creano legami che si intrecciano creando un intricato disegno di vite. Nelle loro difficoltà quotidiane si specchiano e riflettono quelle di Sam.
La diversità è sottovalutata.
Atypical, senza esagerare e allo stesso tempo senza mai scadere nel banale, ci racconta la vita di tutti i giorni di una famiglia qualunque. Non è l’autismo ad essere protagonista stereotipato di questo racconto, ma la vita di un adolescente che si trova a dover affrontare il mondo e le sue innumerevoli difficoltà. Quell’adolescente, impreparato e spaesato, lo siamo stati e forse lo siamo ancora, tutti.
Scommetto che almeno una volta nella vita vi siete sentiti soli e tremendamente incompresi. Almeno una volta nella vostra vita, il mondo vi ha spaventato talmente tanto da farvi desiderare di scappare a rintanarvi nel più vicino anfratto buio e silenzioso. Almeno una volta nella vita vi hanno preso in giro o avete deriso qualcuno, semplicemente per quello che si è. Scommetto che vi siete appassionati almeno ad una cosa, talmente tanto, da monopolizzare le vostre conversazioni. Sono certa che abbiate impiegato tutte le vostre energie per conseguire un obiettivo. Di certo avete degli amici che alle volte non capite, ma nei quali avete fiducia e a cui volete bene a prescindere da ciò.
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Scommetto che vi è capitato di sentirvi persi di fronte alle lacrime, alla rabbia, al dolore di una persona a voi vicina, scommetto che avete pensato: ”E adesso?”
Parlarne, non significa banalizzare.
Personaggi come Il Dottor. Sheldon Cooper, della sitcom Big Ben Theory, ci hanno già mostrato alcuni aspetti di questa patologia dello spettro dell’autismo. In modo ironico e divertente, ne hanno raccontato le difficoltà relazionali. Allo stesso tempo viene anche evidenziato come vivere con Leonard, Howard e Raj, che sono dei “normotipici” non sia poi altrettanto scontato e semplice, in fondo le “stranezze” sono comuni a tutti!
Ecco, Atypical ci dà il privilegio di guardare il mondo, le relazioni, la vita, da una prospettiva diversa, ci spinge a metterci in discussione. Lo fa con personaggi speciali che mettono a nudo le loro fragilità per mostrarci quanto il concetto di “normalità” sia sopravvalutato e, allo stesso tempo, quanto sia importante non “banalizzare” ne “mistificare” condizioni psico-patologiche come l’autismo.
Ora direi che potete aprire Netflix, aggiungere Atypical alla vostra lista e iniziarne la visione.