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Trentamila soldati arrancano in quel anatolico deserto furente
Su di loro lo sguardo di Ahura Mazda Furente
Invasori, guidati da Crasso, il riccone, Crasso, il massacratore di schiavi
Del successo crede di avere le chiavi
Vuole l’oro dei Parti, eredi degli achemenidi
Vuole la gloria che era dei seleucidi
Crasso, grande statista, pessimo generale
I suoi uomini di fiducia per lui hanno uno zero totale
Marciano in questo deserto infinito
Provando un dolore mai patito
In lontananza una figura a cavallo gli vede, con un gesto da l’ordine
L’attacco è come un fulmine
Il giorno diventa notte, le loro frecce oscurano il sole
E’ Surena che guarda la scena a braccia conserte sul suo destriero, un sorriso appare sul volto barbuto, questo è ciò che vuole
Un torrente di rovina e morte cade sui valorosi legionari
Nulla possono i loro addestramenti straordinari
Cade furia persiana sul nemico impertinente
Tutta colpa di un triumviro incompetente
Guerrieri pesanti in un deserto, quale follia
Ma Crasso sta per pagare per questa idiota anomalia
I cavalli dei romani vengono dai catafratti dilaniati
I soldati da cento frecce per ognuno infilzati
Crasso non vuole retrocedere, ha paura dello sfottò dei suoi pari
Ma non capisce che per lui non ci sono più ripari
Ammettendo la sconfitta, con un quarto di esercito si mette a scappare
Non capendo che neppure Ahrimann ,allo sguardo di Mitra, può velare
Rifugiatosi in Siria, viene trovato
Oro fuso in gola gli viene colato
Crasso muore con infamia
La res publica a Carre perde nell’ ignominia