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Un legionario guarda l’orizzonte, lo sguardo è pieno di terrore.
Scappa via, mille frecce lo trapassano, il terreno è scosso da un tremore.
Quarantamila tra Paighan, Daylami, Kamaradan , Cibinarii , Azadan e Saravan , corrono verso Edessa.
I romani conosceranno la sconfitta stessa.
Shapur guarda le sue truppe, urlano il suo nome, ne tessono le lodi.
Di suo padre Ardashir cantano odi.
Valeriano crede che il Re dei Re stia venendo in pace, i Figli della Lupa sono impreparati.
E’ troppo tardi quando si accorgono di essere assediati.
Ahura Mazda guarda i suoi figli, ben presto saranno vittoriosi.
Contro l’impero dei vanagloriosi.
L’attacco è fenomenale.
La paura si insidia nell’ armata imperiale.
Roma non aveva mai visto un cosi avanzato arsenale.
Questi non sono barbari che trattano in modo ferale.
Costoro sono l’eredità dell’ Impero Achemenide, della Storia punto cardinale.
La marea di fanteria persiana travolge le prime linee romane, un quirite urla spaventato.
L’ascia del daylamita il braccio gli ha mozzato.
Nulla possono gli auxilia, dai catafratti sono ridotti a cumuli sanguinanti.
Valeriano prende il gladio tra le mani tremanti.
Le sue forze cadono sotto le frecce dei Zhayedan immortali.
I cavalli vengono trucidati da lance letali.
L’orgoglio dell’ Imperator crolla, come egli stesso.
Qualche legionario combatte ancora come un ossesso.
Ma è finita.
La battaglia è stata una sconfitta.
Dolorosa da come è stata inflitta.
Shapur si liscia la barba, un sorriso compare sul bel volto.
Indica il nemico in ginocchio, lo incolpa di un falso maltolto.
Lo porta via in catene.
Valeriano forse soffrì mille pene.
Ma la gloria apparteneva a Sapore.
La Persia era tornata al suo splendore.
