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C’era una volta un villaggio ferroviario nel mezzo del deserto che nel 1931 legalizzò il gioco d’azzardo attirando al centro del nulla ogni gambler visionario nel giro di miglia.
Così pian piano Las Vegas ha cominciato ad entrare nel nostro immaginario collettivo, prima con Sean Connery nei panni di 007 in Una cascata di Diamanti mentre corre selvaggiamente tra le luci sfavillanti dei casinò fino ad arrivare al celebre addio al celibato di Una Notte da Leoni.
Appena arrivati in albergo a stento avevamo avuto il tempo di guardarci intorno stanchi per il lungo viaggio da S.Francisco e a parte le inquietanti immagini di clown in alcuni punti del corridoio, la nostra stanza sembrava perfetta e del tutto uguale a quella di qualunque altro albergo al mondo; è solo quando la mia amica ha aperto la tenda della stanza lanciando un urlo che ho capito che ero davvero a Las Vegas; no, non per il paesaggio che da quell’angolazione non riservava nulla di particolare, e nemmeno per l’inquietante clown dell’insegna del Circus Circus, ma dalle mutande sporche e luride che giacevano ancora lì chissà perché e chissà da quando. Gli alberghi di Las Vegas non sono in generale particolarmente costosi, ma riservano ognuno caratteristiche peculiari tutte da scoprire che costituiscono di per sé il centro della movida stessa.
Decidiamo di esplorare un po’ la zona, prendiamo un uber e ci catapultiamo verso il centro della famosa Las vegas strip, praticamente la via del peccato della Sin city come viene a volte chiamata.
Mentre la nostra simpatica tassista finisce di raccontarci la storia di una ragazza così ubriaca da aver litigato con i lampioni della strada, quasi muoio di paura quando, scendendo dalla macchina poco più in fondo alle mie spalle, vedo eruttare un vulcano, la gente intorno che lo acclamava aspettando i guizzi di fuoco più alti per farsi al foto.
Un po’ spaesata provo a guardarmi intorno per prendere coscienza di dove sono dopo ore passate a guidare in mezzo al deserto: il disagio. Mi prende quel senso di abbandono ed euforia, come quando sei ubriaco e ti lasci trascinare da ciò che ti circonda; così dopo aver scattato foto ambigue e ovviamente mosse ed inutili a cose a caso strane in mezzo alla strada come cinesi che si fanno foto con donne nude o barboni con cartelli del tipo “Why lie? I want a beer”, decidiamo di riprenderci un po’ mettendo qualcosa sullo stomaco ed entriamo in uno dei bellissimi hotel dei dintorni.
Vedete, Las Vegas è come un gioiello in mezzo alla polvere, uno di quei gioielli finti, di plastica che si trovano nelle buste delle patatine che però affascinano tanto i bambini; ed in effetti siamo tutti un po’ bambini a Las Vegas e non farsi travolgere dal suo fascino costruito risulta difficile.
Quindi, mentre entri al Paris Las vegas e ne ammiri i soffitti finti, i colori tenui, avverti i profumi della provenza e percorri i suoi corridoi sbirciando all’esterno un mini Arc de triomphe e una mini Tour Eiffel con tanto di ristorante, capisci che quando parlano di perdizione a Las Vegas, non intendono solo striptese e casinò.
La cosa più affascinante di Las Vegas è, infatti, sicuramente perdersi nei suoi misteriosi e talvolta agghiaccianti alberghi, le mostre e gli spettacoli più stravaganti si susseguono nei luoghi più impensabili; d’altronde che c’è di male a vedere un perfetto remake di Magic Mike all’hard Rock hotel, ad incontrare il cucciolo appena nato di un delfino al Mirage, una versione sensuale del Cirque du Soleil al New York New York, una mostra sul Titanic accanto ad una piramide al Luxor?
Ogni sera, ogni ora uno spettacolo, magia, cabaret, canzoni ma anche spettacoli di luce, con gli animali e tornei di cavalieri, come quello dove siamo finiti noi mentre mangiavamo con le mani cosce di pollo e inneggiavamo a cavalieri random scalpitanti.
In quanto a cibo il discorso è assolutamente similare: a Las Vegas trovi di tutto. Così anche noi, siamo passati dal thailandese, al medievale, alla cena all’interno di una foresta fino ad arrivare al coronamento dei sogni più perversi: l’Heart Attack Grill.
Eravamo andati sulla Freemont street perchè secondo il parere di uno dei nostri uber era “molto tranquillo e carino”, ma ovviamente per chi abita Las Vegas tutto è relativo, così il tranquillo e carino è diventato un luccichio di escape rooms con tanto di zombies, concerti ad ogni angolo, venditori di catene per rapper e contemporaneamente di manufatti indiani, cene al buio e uomini che ballavano la break dance vestiti da Marilyn Monroe.
In mezzo a tutto questo ecco l’Heart Attack Grill; appena entrati delle belle ragazze vestite da infermiere ci fanno indossare i classici camici scoperti sul retro promettendoci di prendersi cura di noi; ci servono un menù preciso e singolare che consiste unicamente nella sfida tra te,il nutrizionista ed evidentemente il cardiologo, sulla moltiplicazione del tuo hamburger al’interno del panino. Il vino diventa una flebo, gli shots delle siringhe e chi non fa il bravo viene sonoramente schiaffeggiato davanti alla vetrina dalla tua infermiera personale mentre bevi la birra del chirurgo calvo del posto.Ma sai cosa viene invece, in un certo senso, premiato a gran voce? Che se salendo sul palco viene fuori che pesi abbastanza vieni acclamato e mangi pure gratis.
Ma se ti sei mantenuto un figurino perché sei venuto a Las Vegas per sposarti, lo stesso Elvis che hai sentito cantare poco prima può officiarti il matrimonio con un pacchetto preciso da 1000 dollari lì nel mezzo della strada o dove vuoi! Firmi qualche carta e vai di cappella; più o meno tutti gli alberghi ne hanno una, di solito sono anche molte carine e dentro puoi sfogliare il menù con le varie offerte e sposarti anche con qualche centinaio di dollari ovviamente ricevendo relative fiches in regalo.
Anche se non l’ho nominato molto ogni hotel ha ovviamente il suo mega casinò con slot machines ispirate alle icone del momento e anche alle più famose serie tv tra cui Game of Thrones, the Big Bang Theory e House of Cards; e cosa ti aiuta a tirare fuori i soldi più di una ragazza seminuda che balla sui tavoli del blackjack con i canali di Venezia alle sue spalle? Ogni tavolo ha poi le sue regole, così alcuni sono riservati a chi ha intenzione di puntare parecchio mentre altri prevedono una puntata minima di 3 o 5 dollari. Inutile raccontarvi che in cinque minuti ho perso trenta dollari e che quando il croupier mi ha chiesto se avevo intenzione di continuare a giocare sono rimasta inebetita a guardare dei signori accanto a me che tiravano fuori dalla tasca banconote da cinquanta dollari come tic tac. Tra il sospiro della perdita e le frasi dei croupier, il mondo del gioco d’azzardo mi è apparso come una cantilena lenta ed inesorabile; ma d’altronde sarà forse per questa ragione che i prezzi degli alberghi sono così ragionevoli: ci si aspetta che tu spenda tutto in giochi e divertimenti sia di giorno che di notte.
E quindi: vuoi fare bunjy jumping? Lanciare delle asce contro il muro e poi bere e farsi massaggiare dall’alcol?Praticare flyboard, paddleboard o wakeboard qualunque cosa siano? Oppure che ne pensi di andare a sciare nel deserto stasera, ci diamo appuntamento sotto l’albero dei limoni giganti. O magari un bel rally e poi una montagna russa alla Statua della Libertà?Per te magari un giro all’orto botanico, una foto con un vero milione di dollari e poi dritti all’esposizione dei corpi umani.
Potremmo finire la serata andando a sparare con una mitragliatrice e a lanciarci giù lungo tutta Freemont street con la slotzilla zipline e stasera farci un tatuaggio, tanto sono aperti 24h.
Avete ancora voglia di cercarvi un nightclub e delle slot machines?