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Cosa succede combinando uno degli uomini più intelligenti del pianeta (se non il più intelligente) con i soldi degli uomini più ricchi?
Semplice: nasce la possibilità di giungere dove non siamo mai giunti prima.
Con un investimento di 100 milioni di dollari, il Professor Stephen Hawking, col denaro di Yuri Milner, Mark Zuckerberg e un altro gruppo di facoltose persone ha messo a punto un nuovo straordinario progetto, chiamato Breakthrough Starshot, per l’esplorazione spaziale.
L’obiettivo è ben chiaro: giungere li dove non siamo mai giunti prima, utilizzando una piccola sonda spaziale che sarà alimentata da una propulsione laser, ma andiamo con ordine.
Oggi il Professor Stephen Hawking ha tenuto una conferenza stampa, poi seguita da questo post su Facebook, ve lo propongo qui sotto (attendete il caricamento), subito dopo andremo a capire bene di cosa si tratta nello specifico.
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Il problema è il tempo
Tenendo presente che Alpha Centauri (il sistema stellare più vicino al nostro) dista 4,37 anni luce da noi (quindi circa 40 trilioni di km di distanza) raggiungerlo coi mezzi odierni significherebbe impiegarci circa 30 mila anni.
Ad esempio, la sonda Voyager 1 è partita quasi 40 anni fa e si trova “solamente” ai confini del nostro Sistema Solare; questo dato fa sì che per ora non sia possibile immaginare l’esplorazione extrasolare in tempi umani.
Questo progetto prevede di creare una nano sonda grande circa come un francobollo che, sospinta da una vela solare composta da materiali ultraleggeri, viaggi al 20 % della velocità della luce, registrando (e inviando) tutto ciò che incontra sul suo tragitto.
Principio di funzionamento e propulsione
Fasci ottici di laser verranno usati come una grande antenna (phased array laser) e dovrebbero generare l’energia necessaria alla propulsione della vela, raggiungendo (per ora in teoria) i 100 GW (gigawatt) di potenza, che fornirebbero un’accelerazione potentissima in pochi minuti.
Questi laser dovrebbero funzionare modularmente, la vela prima verrebbe spinta direttamente dalla Terra, poi da una sonda madre, che spingerebbe altre sonde e così via, continuando il “gioco di specchi” e facendo guadagnare sempre più velocità alla piccola astronave, in modo esponenziale.
In pratica ogni sonda spingerebbe l’altra, sempre più velocemente.
Qui sotto vi propongo un bel video che spiega nel modo più semplice possibile il funzionamento. L’articolo continua dopo il video.
Le sfide sono molte e complicate, ma l’opensource è nostro alleato
Prima di tutto ci sarà da costruire una distesa di antenne laser, poi dovremo fabbricare una sonda madre che sia in grado di condurre (e indirizzare) altre migliaia di micro sonde, ci sono le perturbazioni atmosferiche terrestri, la polvere stellare, ecc… insomma: non sarà per nulla un’impresa semplice.
Per questo motivo gli scienziati hanno deciso di pubblicare online tutti i dati, avvalendosi dell’opensource e quindi dei benefici che derivano dalla condivisione della conoscenza.
Non vi ricorda nulla? Il motto di Mente Digitale è da sempre: “Internet non è solo un veicolo: condivisione del sapere. La rete è innanzitutto un concetto filosofico“ e quello che sta accadendo è proprio la realizzazione pratica di ciò in cui credo e non posso che esserne felice. Certo, non sono assolutamente i primi ad avvalersi dell’opensource in campo scientifico, ma la cosa mi gasa un sacco. :yep:
Obiettivi
Con questo complicatissimo progetto potrebbe essere possibile individuare esopianeti abitabili, studiare più a fondo i corpi celesti del ambiente extrasolare, esplorare asteroidi o naturalmente anche raggiungere porzioni del nostro sistema solare difficilmente raggiungibili in tempi brevi.
Chi ci lavora
Il progetto Breakthrough Starshot è promosso da Stephen Hawking e Yuri Milner e proprio oggi nel Consiglio d’Amministrazione è subentrato Mark Zuckerberg (CEO e creatore di Facebook). A capo di tutto il progetto troviamo Pete Worden, l’ex direttore del centro di ricerca AMES della NASA, una ventina di scienziati di fama mondiale e anche un italiano: Giancarlo Genta del Politecnico di Torino.
Un mesetto fa abbiamo avuto la conferma delle onde gravitazionali, l’altro giorno siamo riusciti a far atterrare un razzo su una piattaforma galleggiante, ora questo fantastico progetto… come mi ritrovo a dire sempre più spesso “Il futuro è oggi, ci siamo, lo stiamo vivendo“.