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Ho intervistato il Dott. Gioal Canestrelli, storico, archeologo sperimentale, autore pubblicato e compagno rievocatore.
(I.=intervistatore, C.=Dott. Canestrelli)
I: Presentati per chi legge l’intervista.
C: Sono Gioal Canestrelli, 36 anni, vivo a Verona. Mi sono laureato in Lettere presso l’ateneo veronese, grazie al quale ho partecipato a diverse campagne di scavo archeologiche in Italia e in Vicino Oriente. Sono appassionato di rievocazione storica dal 2001, e dal 2004 sono presidente dell’Istituto di Archeologia Sperimentale Fianna apPalug. Nel 2010 ho pubblicato “I Celti e l’Arte della Guerra dal V al I secolo a.C.” con la casa editrice “Il Cerchio”.
I: Cosa consigli ad una persona che si sta avvicinando allo studio della storia?
C: Per prima cosa di ottenere la padronanza del panorama nozionistico, nomi, date, luoghi, eventi. Potrà sembrare noioso, ma si comincia da lì. I punti di partenza possono essere anche “leggeri”- ricordo che da bambino divoravo la “Storia d’Italia a Fumetti” di Enzo Biagi -, poi, una volta che si ha dimestichezza col contesto, cominciare ad analizzarlo trasversalmente e in chiave interdisciplinare: entrano in campo discipline come l’Antropologia Storica, l’Archeologia, la Sociologia, ecc. ed è li che comincia il bello “vero”, gli ambiti, le discussioni, le tesi veramente appassionanti.
I: E secondo te la scuola italiana supporta a sufficienza l’insegnamento della storia anche a livelli medio-alti di conoscenza nozionistica?
C: No, ora come ora. Lo studio della Storia è andato sempre più deteriorandosi e semplificandosi, rendendola una materia noiosa e apparentemente inutile agli occhi degli studenti. Solo la rara fortuna di trovare un insegnante appassionato e coinvolgente può salvare lo studente da un approccio freddo, meccanico e orrendamente semplicistico. All’Università ovviamente è diverso, ma mi chiedo, più passa il tempo, chi possa voler intraprendere studi storici, partendo da un pacchetto così lacunoso e fuorviante come quello offerto da Medie e Superiori.
I: Secondo te come si potrebbe migliorare la situazione?
C: Bisognerebbe riformare il sistema scolastico alla base. Purtroppo si tratta di un lavoro molto complesso. Dovremmo prendere spunto dal sistema anglosassone, che per carità, non è perfetto, ma sicuramente per quello che riguarda le materie umanistiche ha un approccio molto più accattivante e con delle buone progettualità.
I: Prima hai detto di essere presidente di un gruppo di archeologia sperimentale, di cosa si tratta?
C: La definizione migliore di Archeologia Sperimentale credo ce l’abbia data John Coles “il tentativo di riprodurre, attraverso degli esperimenti, nelle condizioni materiali il più vicino possibile a quelle antiche, strumenti e oggetti”… e io aggiungo anche il tentare di comprendere, attraverso gli esperimenti, l’uso specifico degli oggetti e strumenti riprodotti.
I: Quindi, se si tratta di comprendere un certo periodo storico, può servire per insegnare la storia a persone di tutte le età?
C: Quella in realtà è la Rievocazione Storica. In un contesto ideale, bisognerebbe praticare l’Archeologia Sperimentale e poi, con i dati e i materiali ottenuti, fare Living History-Rievocazione Storica. Prima si lavora, magari anche a porte chiuse, e per tentativi, in ambito sperimentale. Poi il bagaglio ottenuto viene “infiocchettato” e presentato in chiave rievocativa, che è di per se accattivante, al grande pubblico.
I: Tu organizzi anche festival di rievocazione storica, giusto?
C: Si, la prima esperienza fu nel 2004, con due miei cari amici, Alessandro Malato e Maria Paone, quando organizzammo “Occidente”, a Prozzolo, in provincia di Venezia. L’ambiente della rievocazione storica dell’Evo Antico allora in Italia era ancora molto acerbo, e in realtà esistevano solo quelle che si chiamavano “Feste Celtiche”, che erano un insieme di Fantasy, Musica Folk scozzese e irlandese, e personalissime interpretazioni di chi dovevano essere i Celti. Allora tutti, nessuno escluso, eravamo più vicini ad un hobbysmo “ideale” che al reale concetto di rievocazione. E sebbene abiti e panoplie fossero in buona misura ancora agghiaccianti, con “Occidente” demmo una notevole scossa all’ambiente, cercando di presentare figure storiche che non fossero necessariamente legate solo ai Celti, e una realtà romana che esulasse dal “legionario cattivo”: principesse venetiche, aruspici etruschi, sacerdoti romani, mercenari germanici, ecc. Spostandoci a contesti più vicini nel tempo, dal 2014 poi ho cominciato a sviluppare il progetto AD PVGNAM PARATI, che prendendo spunto da un format molto in voga all’estero, punta a rievocare le grandi battaglie dell’antichità nei luoghi dove sono avvenute, come la manifestazione inglese di Hastings o quella belga di Waterloo.
I: Che eventi rievocativi hai in programma per quest’anno?
C: Ad oggi abbiamo all’attivo la Battaglia del Metauro, a Sterpeti di Montefelcino, la Battaglia delle Nazioni a Sassoferrato, accanto al parco archeologico dell’antica Sentinum, e la Battaglia di Numistro a Muro Lucano.

I: Hai altre attività in programma?
C: Beh, se posso vorrei invitare tutti quelli che leggono al seminario che si terrà all’università di Siena il 7 di Aprile, promosso dal professor Marco Valenti. Rievocatori ed esponenti del mondo accademico si riuniranno e verranno presentate alcune realtà rievocative e ricostruttive, il loro approccio e le loro finalità. Se vogliamo che la rievocazione storica venga presa sul serio, e abbia un reale spazio di manovra che travalichi l’immagine del “figurante in costume” la strada è quella di far conoscere il nostro lavoro in ambiti prestigiosi, che sono in grado di riconoscerne il valore quanto di seguirci, darci consigli e aiutarci ad autodefinirci.
I: Vuoi dirci le date dei tuoi festival?
C: 3-4 Giugno il Metauro 29-30 Luglio Sentino 25-26-27 Agosto Numistro.
I: Bene siamo giunti al termine dell’intervista, ti ringrazio per il tuo tempo e della tua disponibilità! noi ci vediamo al Metauro che ti offro una birra, tu hai qualche messaggio da dare a chi legge?
C: Se si tratta di rievocatori e appassionati, di non perdere mai le opportunità per approfondire il contesto che interessa, di non abbattersi davanti agli errori, e soprattutto, se vogliono ricostruire, di non scegliere ai la via più facile o quella del compromesso… alla fine il bello di ricostruire è proprio sperimentare e imparare dagli errori.
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