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Quando ci si propone di realizzare un progetto ambizioso, normalmente i casi sono due: o si arriva ad un successo senza precedenti, o si fallisce miseramente. In questi casi difficilmente esistono le vie di mezzo. Il Signore degli Anelli di Peter Jackson è un esempio lampante di una sfida oltremodo difficile (portare sul grande schermo il capolavoro fantasy per eccellenza) vinta su tutti i fronti, al punto tale da diventare una saga cinematografica di culto e settare dei nuovi standard qualitativi per il genere.
“Ci vuole coraggio, una notevole dose di bravura nella regia e nella sceneggiatura”.
La Torre Nera è un progetto cinematografico altrettanto ambizioso e, forse, persino più difficile. Chi conosce Stephen King e la saga della Torre, sa quanto sia arduo trasportare al cinema la complessa visione dello scrittore sull’universo, sugli infiniti mondi che lo compongono, sul labile confine che separa Bene e Male. Ci vuole costanza, ci vuole coraggio, ci vuole una notevole dose di bravura nella regia e nella sceneggiatura.
Purtroppo, niente di tutto questo è avvenuto. Ma andiamo con ordine.
Il film de La Torre Nera, uscito nelle sale italiane il 10 agosto, segue le vicende del pistolero Roland Deschain proveniente dal Medio Mondo e del ragazzino Jake Chambers proveniente dalla Terra (o Mondo Cardine), all’inseguimento dell’Uomo in Nero che vuole abbattere la Torre per far piombare l’universo nel caos e nell’oscurità.
Pur essendo ispirata vagamente al primo libro, la trama del film è profondamente diversa rispetto alla saga cartacea. Questo di per sé non è un male, per due motivi principali. Chi ha letto i libri sa come finisce il tutto, e sa perché una trama diversa è possibile e perché persino un Roland di colore è possibile. Il secondo motivo invece è molto più pratico: dare a tutti, anche a chi non ha mai sentito parlare di King e della Torre, la possibilità di entrare in questo mondo e di comprenderlo.
“Pur essendo ispirata vagamente al primo libro, la trama del film è profondamente diversa rispetto alla saga cartacea”.
Quest’ultima motivazione credo sia all’origine di tutto ciò che è andato storto nel film. Chiariamoci, era necessario operare diverse modifiche e tagli, e non biasimo nessuno per questo. Il problema è come modifichi e cosa tagli. Nel caso della Torre Nera, le modifiche apportate sono state tali da considerare il film sotto due luci diverse: come fantasy a sé stante e come effettiva trasposizione cinematografia della migliore opera di King.
Sotto la prima luce, il film si merita almeno la sufficienza. Trama semplice, molto scorrevole, effetti speciali ben realizzati (le sparatorie di Roland verso la fine sono veramente ben fatte ), un paio di momenti comici, l’ottima recitazione di Elba e McConaughey… E’ tutto sommato godibile. Non andrei però oltre la sufficienza perché la semplicità della trama, la mancanza di spessore dei personaggi e la durata risicata lo rendono un film abbastanza dimenticabile. Lo si guarda una volta, lo si definisce “carino” e poi finisce nel dimenticatoio. Non c’è nulla di così bello e rilevante che possa rimanere impresso nella memoria degli spettatori per scatenare il desiderio almeno di una seconda visione.
“Non andrei però oltre la sufficienza perché la semplicità della trama, la mancanza di spessore dei personaggi e la durata risicata lo rendono un film abbastanza dimenticabile”.
Se invece consideriamo il film come il tentativo di portare al cinema la più grande saga di Stephen King, il fallimento è totale.
La cosa che più manca infatti al film, è l’atmosfera con cui lo scrittore permea ogni pagina dei suoi libri, è la sensazione che i personaggi siano del tutto reali, che tu stia vivendo insieme a loro ogni viaggio e ogni avventura. Volendo fare un paragone con Il Signore degli Anelli citato inizialmente, io mi sono sempre sentito dentro ad ogni film: sono stato alla festa di Bilbo nella Contea, ho visto gli Elfi a Rivendell, ho combattuto assieme agli Uomini al Fosso di Helm e a Gondor e ho accompagnato Frodo e Sam fino al Monte Fato.
“La cosa che più manca infatti al film, è l’atmosfera con cui lo scrittore permea ogni pagina dei suoi libri”.
La Torre Nera non mi ha trasmesso niente di tutto questo. Tutto quello che ho fatto è seguire le vicende di un pistolero e un ragazzino, come se stessi guardando nella totale indifferenza qualcosa di lontano, che non mi appartiene.
Il Magnum Opus di Stephen King è stato sviscerato di tutta la sua luce, la sua oscurità, la sua cruda realtà e la sua componente onirica e trasformato in un blando film per adolescenti (in cui infatti il protagonista è Jake, non Roland), senza alcuno spessore, buono giusto per riempire un’ora e 45 minuti di un sabato sera passato in casa.
In conclusione: avrebbe avuto tutte le potenzialità per diventare davvero un nuovo Signore degli Anelli, ma l’immensa mole di scelte sbagliate ne hanno fatto un prodotto di scarso valore, destinato ad essere dimenticato in fretta. Un vero peccato.