Mente Digitale

La Voce venuta dallo Spazio

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[notification type=”alert-warning” close=”false” ]Quando si effettua una scelta, si cambia il futuro.[/notification]

(Deepak Chopra)

Si torna a casa

 

Eh eh eh … sapevo avresti accettato

 

Il Non-Senso continua a ridere soddisfatto, solo adesso mi accorgo che a ogni suo movimento la carne di cui è composta fa un rumore simile a qualcosa di flaccido e umido che cadde per terra. Ho accettato, si… voglio il potere, voglio tutto, la conoscenza, gli orgasmi, il carisma… chi sarebbe così pazzo da dire di No? Solo un folle potrebbe.

 

O FORSE SONO IO IN PREDA ALLA FOLLIA

 

Mi hai stupito comunque, cara chiave, ho preso apposta una forma disgustosa per poterti mettere alla prova, che dire.. l’hai superata

 

La sua voce cambia continuamente, da fredda e apatica a energica e calorosa, da felice a triste, da consolatoria e minacciosa. “Sono al tuo servizio” gli rispondo.

 

Avrai i poteri che ti ho promesso, buon viaggio di ritorno

 

MA CHE SUCCEDE… COSA E’ QUESTA LUCE…. MA.. MA DOVE SONO, SONO IN UN’OSPEDALE?

“Oh dio finalmente, sei di nuovo qui con noi!” questa voce, la riconosco immediatamente. E’ la voce della persona che amo più della mia vita “Venite tutti! Venite tutti!” urla in preda alla commozione. Ben presto mi raggiungono i miei genitori , mio figlio Marco e Pepe, il mio adorato cane. “Non lasciarci mai più” dice singhiozzando il frutto del nostro amore. I miei mi abbracciano, mi chiedono come sto, gli dico la verità…sto bene, ma non ho coraggio di dirgli cosa ho visto.

“Da quanto tempo mi trovo qui?” chiedo scuotendo la testa. “Sei di nuovo sul Pianeta Blu da un anno, ma i dottori hanno preferito lasciarti in coma per tutto questo tempo”. Un anno…incredibile, per me sembrano che siano passate solo poche ore dall’Incidente. “Vi hanno spiegato cosa è successo? Hanno salvato altre persone oltre a me?” Mio padre scrolla la testa triste “No, hanno salvato solo te… nessuna sa cosa sia successo, eri senza sensi quando venuti a prenderti”. Abbasso lo sguardo, sorrido sinceramente alle persone che amo, ma quello che ho visto, non era solo un sogno, lo so, ne ho la certezza.

Vi risvegliate in Ospedale

Giorni dopo mi permisero di tornare a casa. La vita ritornò ad essere quella di prima, per tutti sembrava che non fosse successo niente, non ne volevano parlare, non avevo neppure il coraggio di dirgli che avrei voluto ricominciare il mio precedente lavoro nello spazio, nonostante l’incidente. Lessi diversi giornali, la stazione era esplosa a causa di un guasto tecnico di “Natura Ignota”, contattai i miei superiori, dopo diversi convenevoli tutti mi diedero la stessa risposta.

NON ABBIAMO LA PIU’ PALLIDA IDEA DI QUELLO CHE SIA SUCCESSO, E’ UN MIRACOLO CHE TU SIA ANCORA IN VITA

Non ce la faccio più a stare ogni giorno in casa… queste quattro pareti sembrano una prigione e i miei cari sono i miei carcerieri di questa gabbia dorata. Convinco il partner a lasciarmi fare una passeggiata in tranquillità senza aver nessuno vicino. “Certo tesoro” mi risponde “Ma non litigare con Merani, quel vecchio stronzo è ancora vivo” Mi mancavano queste situazioni. Merani è un vecchio che abita vicino a noi, odiato da tutti per il suo carattere e i suoi atteggiamenti da squadrista. Una persona continuamente alla ricerca di persone da sfottere, un vecchio rancoroso verso il mondo e verso ogni essere vivente, la sua morte sarebbe un sollievo per il mondo… No.. ora sto esagerando, meglio che esca. La passeggiata mi farà stare meglio. Incontro diverse persone che mi hanno visto crescere qui a Genova, le saluto e chiacchiero volentieri con loro, molti di essi erano venuti a trovarmi mentre ero in coma, che piacere sentire tutto questo affetto, tutto questo amore nei miei confronti.. ma non riesco a smettere di pensare a quel cane nero, a quella creatura. Comincio a stancarmi, meglio che torni a casa, io quella sagoma la conosco, oh no…è quell’essere odioso.

La rabbia della vita che termina

MERANI

Ehi, siamo già di ritorno dallo spazio? Eh? Ehi rispondimi fighetta.. ti credi ancora migliore di me dopo il tuo coma? Eh? Guardami MERDA!” urla Merani contro di me. Lo odio.. lo odio così tanto.. che vada a fanculo, sto rozzo vecchio e ignorante che odia i giovani perché è un quadro di rughe e piaghe da decubito.

 

“Ma scoppia” dico sottovoce… Ma…

 

MA CHE STA SUCCEDENDO

 

Mi giro, vedo Merani urlare e deformarsi, le vene del suo corpo affiorano sulla pelle, le ossa delle mascelle scricchiolano mentre il cranio stesso sembra voglia uscire dalla sua pelle vecchia e incartapecorita. Si gonfia come se fosse un palloncino, le sue urla sono assordanti “AIUTO STO SOFFRENDO! AIUTOOOOOO” gli occhi escono dalle orbite, la pelle è troppo tesa.. si strappa, si vedono sotto i muscoli. Tutto questo, che dura forse meno di un minuto, per me va oltre ogni spazio e tempo, il sangue mi si gela nelle vene. Merani ormai sta soffocando nella sua stessa carne, quando succede quello che ho sperato sotto voce.

 

SCOPPIA

 

Una pioggia organica e dal sapore ferreo mi investe, urlo sia per il disgusto che per la sorpresa, mi guardo intorno, la gente passa intorno, come se non fosse successo nulla… ma come è possibile, non posso farmi troppo domande…

Un’esplosione grottesca

OH NO, E’ DI NUOVO LUI… QUEL CANE NERO

 

Mi fissa, sento la sua voce nella testa “Hai visto il Dono.. ora, vedi di usarlo, ricordati delle COLPE DEI PADRI

 

Non sono se provare disgusto o piacere per quello che è successo… come posso pensare solo ad una cosa del genere. Merani era un uomo ignobile, aggressivo e bigotto, ma quella fine…

 

DEVO.. RAGIONARE, SONO ANCORA UNA PERSONA CON UNA COSCIENZA.. O SONO ALTRO?

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Scrollo la testa, un urlare delle sirene delle ambulanze mi passa a fianco. “Stanno andando verso la casa di Merani” a parlare è la signora Pedretti, una donna sulla sessantina, da sempre amica di famiglia “Spero che gli sia venuto un colpo a quel figlio di puttana solo come una merda… non merita altro gente del genere… andasse in mille pezzi”.

 

MI VIENE LA PELLE D’OCA… PER FORTUNA STAVOLTA NON SUCCEDE NULLA A NESSUNO.

 

“Tesoro che hai? Visto il tuo pallore sembra che tu abbia visto la morte… vatti a riposare, ne hai passate di cotte e di crude in questo periodo” dice preoccupata la signora Pedretti. Sorrido gentilmente alla donna e prendo commiato da essa. Devo tornare a casa, non riesco più distinguere il sogno dalla realtà, il parto della mente dalla dimensione in cui vivo, il velo dell’etereo dal materiale.

 

Merani è morto di fronte al me, tutto quel sangue… tutta quella carne che vola in un festival di ossa e liquidi interni, che sono spariti misteriosamente dal mio corpo. E’ successo davvero? E’ morto? E’ stato tutto una mia immaginazione? Devo tornare a casa.

 

IMPROVVISAMENTE MI SCONTRO CONTRO UNA PERSONA

 

E’ Tarik, il venditore ambulante del quartiere, un uomo estremamente buono e gentile, ben diverso dalla banda di teppisti di strada con cui era cresciuto. Tarik non vive per la strada per povertà, ma per scelta. Tutti proventi del suo duro lavoro sono inviati nel suo paese natio, dove sta dando un futuro alla sua famiglia. Il suo sarebbe quello di aprire un ristorante etnico in cui poter far assaggiare i cibi del suo popolo. “Mi scusi! “ dice tenendo la testa, per poi sollevarla per incrociare il mio sguardo “ AH MA SEI TU! CHE BELLO VEDERTI” mi abbraccia sinceramente “Ciao Tarik, ti vedo bene, come va il lavoro” gli chiedo sorridendo “ Eh va… poco lavoro… pochi guadagni” fa un italianissimo gesto dei soldi “Ma dimmi di te, Te stai bene ora?” “Certo, vedrai che presto potrai esaudire il tuo desiderio” in quel momento gli squilla il cellulare “Pronto? Si sono io il signor Rouhani… COSA!!!! “ Gli occhi gli si aprono a come se avesse visto uno spettro,grosse lacrime di gioia irrorano il suo volto “GRAZIE.. GRAZIE… GRAZIE… Certo, io.. io.. GRAZIE”. Interrompe la chiamata “Non ci crederai” la voce è rotta dall’emozione “Ma un ristorante della zona ha accettato di prendermi come cuoco, mi pagherebbero bene, vogliono far venire qui la mia famiglia.. gli porterò via dalla guerra… gli porterò via dalla guerra.. gli farò vivere bene, scusami se piango, scusami” si inginocchia e comincia a piangere dalla gioia, pregando silenziosamente il suo Dio. Tutto ciò non è possibile.

 

NON HA SENSO

 

Mentre Tarik piange, vedo apparire dietro di lui di nuovo il Cane Nero.

Le colpe dei Padri

Sento di nuovo la sua voce dentro di me “LUCE? TENEBRA? OBLIO? PIENEZZA? PAROLE VUOTE PER ME… CHE VOI AVETE CREATO… MA CHE VI RENDONO FELICI… ORA IL VERO POTERE E’ AL TUO SERVIZIO, USALO… NON MI INTERESSA COME… MA USALO, E RICORDATI DELLE COLPE DEI PADRI

 

Mi riprendo e vedo il giovane lavoratore straniero che viene verso di me per stringermi la mano “ la tua benedizione mi ha aiutato… che tu possa essere sempre felice, grazie… grazie…veramente… grazie” e va via, salutandomi affettuosamente.

 

Nelle mie mani ho davvero il potere di poter fare quello che voglio…. Mi sento in preda allo stupore come quando feci (forse) esplodere Merani.. Il fatto di fare del bene mi piace, anche forse più del piacere personale… Non lo so.. sono in preda alla confusione… Che cosa posso fare?

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Non ce la faccio più, entro in casa mia, non saluto nessuno e mi vado a fare un lungo bagno in vasca… dove mi addormento.

 

IL SONNO E’ TUTTO FUORCHE’ RISTORATORE.

 

Sogno verdi campi dove un bambino corre felice, si avvicina verso di me, avrà qualche anno meno di Marco. Mentre corre vedo che tiene in mano qualcosa che non riesco a comprendere, sembra una scatola fatta di carta, non riesco a distinguerla. Continua ad avvicinarsi a me sempre più vicino.

 

Ad un certo punto cade… Due figure oscurano il cielo, che diventa rosso come il sangue, al posto del sole sorge una massa tumorale nera. Le due mostruosità hanno un corpo umano, sebbene sia esile e nero come il carbone, sebbene sia pieno di escrescenze nere come se fossero delle punte, le ali giallastre sembrano membrane che compongano una medusa, il volto è una sacca molle e purulenta, quasi trasparente, di un colore verde vomito, si possono intravedere gli organi vitali che hanno all’ interno di essa, non hanno di bocca, ma una proboscide corta e grassoccia che termina con denti simili ad aghi. Le mani e i piedi ossuti terminano con lunghi artigli affilati.

 

OH NO… SI STANNO AVVENTANDO SUL BAMBINO… PERCHE’ NON RIESCO A MUOVERMI

 

“Scappaaaaaaaaa” vorrei urlare, ma dalla mia bocca non esce nulla.

Il volto delle creature

Le due figure demoniache raggiungono il bambino,il quale è ancora a terra. Cercano di prendere la piccola scatola che ha in mano, quando capiscono che il piccolo non vuole dargliela cominciano a straziarne la carne… oh cielo.. lo stanno sbudellando… gli stanno strappando via ossa, carne e organi, lui urla in preda al dolore più assurdo, loro barriscono come se fossero delle parodie di elefanti, mentre mangiano la sua carne. Il povero piccolo con uno sforzo al di la di ogni concezione, con un forte movimento di quello che gli rimangono dei fianchi si spezza la colonna vertebrale e comincia ad arrancare con un solo braccio, mentre nell’altro tiene la scatola . Sta venendo verso di me.

 

STA VENENDO VERSO DI ME

 

Mi porge tra le lacrime e i fiotti di sangue che gli escono dalla bocca la scatola, finalmente la posso prendere in mano riesco a muovermi, non riesco a crederci, non è una scatola, è una gabbia fatta di tendini,ossa e carne, dentro di è qualcosa non riesco a vederla… Cosa posso fare… cosa devo fare, mi avvicino ad essa? Lancio via la scatola? Sento una voce sussurrare da quel feticcio organico.

 

IO SONO LA VOCE VENUTA DALLO SPAZIO, NON TI FIDARE DI COLUI CHE CHIAMI NON SENSO, ABBANDONA I TUOI POTERI E LIBERAMI!

 

Non so davvero cosa fare… Devo scegliere.

 

Scegliete con cura… non volete finire così, vero?

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Prof Carbone

Insegnante Genovese di materie umanistiche e di italiano per stranieri. Nerd incallito, amante della tecnologia, del nuoto e della letteratura. Libri pubblicati: Vedrai chi sono Memorie dal nulla

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