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Partiamo con una considerazione: se immaginassi lo stereotipo della bella donna, bionda, occhi verdi, magra e con le curve al punto giusto (per essere pignoli diciamo un 86/60/88), probabilmente da qualche altra parte o in qualche altro tempo verrebbe considerata un cesso a pedali.
C’è chi di donne ne ha avute un sacco, ad esempio Qajar, lo Scià dell’Iran (allora chiamato Persia) fu uno degli uomini che possedettero un harem, cioè “in etologia, gruppo di femmine con i loro piccoli sulle quali un maschio adulto possiede i diritti esclusivi di accoppiamento” [-cit treccani.it], ma com’erano? Guardiamo insieme le cicciabaffe dello Scià: attraverso le fotografie scattate a Teheran, precisamente nella Golestan Palace. Cercate di trattenere gli ormoni.
Queste fotografie vennero scattate dallo Scià Qajar in prima persona, che ritraeva le predilette fra le circa 100 donne della sua collezione personale. Lo so, è brutto definirle così, ma all’epoca e in quel territorio di questo si trattava: una collezione.
Sfido qualsiasi lettore ad affermare di poter soddisfare, umanamente e sessualmente, 100 donne… sopratutto pensando nel lungo periodo.
Inoltre le leggi morali in vigore all’epoca (denominate regole sciite) in Iran impedivano alle persone di fotografare (o anche solo riprodurre con un ritratto) le donne, ma perché diventare Scià se non per poterla fare in barba alle leggi morali?
Appena salito al potere, lo Scià fece montare un set fotografico per fotografare le concubine di cui andava tanto orgoglioso, incurante dei consigli di chi gli era vicino. Grazie a queste fotografie ci siamo potuti fare un’idea di alcuni usi e costumi di allora, pur essendo consci del fatto che siano tutte foto in posa, quindi immagini in cui il fotografo Reale ha immortalato ciò che voleva mostrare.
Ad esempio Qajar ci ha voluto mostrare un rapporto di amicizia e cordialità fra le concubine del suo harem, quando sappiamo che allora anche all’interno di questi ambienti circoscritti le “lotte di potere” erano ardue.
Non tanto in quanto donne, quanto per il fatto che fossero un gruppo persone rinchiuse in un luogo circoscritto e che potessero trarre grandi benefici entrando nel cerchio delle predilette dello Scià.
A tal proposito vi rimando ad un articolo multi-pagina (BEN 6 PAGINE!) che parla di un esperimento che ha portato alla luce alcuni di questi concetti: L’esperimento Carcerario di Stanford.
Effettivamente queste fotografie sono la prova che i canoni di bellezza cambiano col passare degli anni, con le culture, col territorio. Ad esempio, cambiando periodo storico, all’epoca di Gengis Khan le donne belle avevano gambe forti.
Un giorno lo Scià Qajar venne invitato dallo Zar Russo Alessandro II a San Pietroburgo, assistendo ad un balletto. Ne rimase affascinato, i movimenti e i costumi della danza classica l’hanno attratto ed influenzato al punto di far posare le proprie concubine con “vestiti simili”.
Qui sotto possiamo vedere lo Scià Qajar in prima persona posare con alcune mogli per un ritratto fotografico.
Il fotografo russo Anton Sevriuguin, aprì nel 1870 uno studio fotografico a Teheran e creò una serie di fotografie con lo scopo di documentare la vita dello Scià, ma non ebbe mail il permesso di fotografare le sue mogli: loro erano unicamente per il suo diletto.