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Oggi voglio parlarvi di qualcosa di un po’ più serio delle solite chiacchiere, di qualcosa che mi sta molto a cuore e su cui lavoro da tempo. Sarà necessario un breve preambolo teorico, in cui vi esporrò due tre nozioni base sulla struttura della materia.
Come sappiamo fin dalle elementari, la materia può assumere 3 stati, cioè presentarsi a noi in tre diversi modi, come possiamo osservare direttamente nella vita di tutti i giorni.
Immaginiamo innanzitutto la materia come una sorta di reticolo sulle cui “giunzioni” si trovano le molecole. Ogni nodo del reticolo costituisce una posizione d’equilibrio, quella posizione intorno alla quale la molecola è più o meno libera di muoversi, a seconda dello stato stesso della materia.
Diciamo che la materia è allo stato solido quando ha una forma propria, e le molecole che la compongono son tenute insieme da legami molto forti. In questo stato le molecole possono compiere solo piccole oscillazioni intorno alla loro posizione di equilibrio.
Nello stato liquido i legami fra molecole sono meno forti, e la materia stessa assume la forma del recipiente che la contiene.
Nello stato aeriforme infine, i legami fra le molecole sono debolissimi, e le molecole, molto distanti tra loro, sono libere di muoversi occupando tutto lo spazio in tutte le direzioni.
Innegabili evidenze sperimentali mi hanno spinto ad ipotizzare l’esistenza di un quarto stato della materia. Le ricerche da me portate avanti negli anni si sono focalizzate su un soggetto ben preciso: il budino. Cosa ci dice l’esperienza in merito?
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Il budino non è un solido: avete mai visto un solido tremolante? In un solido potete forse infilare un dito?
Il budino non è un liquido: è vero che assume la forma del recipiente in cui si prepara, ma quando lo si rovescia sul piatto tende senza dubbi a mantenere una forma propria.
Vi sembra infine – anche se in sede sperimentale possono verificarsi espansioni incontrollate di budino tramite il non corretto uso dello sbattitore elettrico – che il budino possa definirsi aeriforme?
Deduciamo quindi dalle suddette evidenze sperimentali (vi risparmio qui la noia delle formule, dei simboli e di “tutte quelle robe strane”) che il budino, non assumendo alcuno dei tre stati in cui comunemente ci appare la materia, ne costituisce un quarto stato, che chiameremo dunque stato budiniforme.
Definiamo stato budiniforme della materia quello stato in cui la materia stessa assume forma propria ma non troppo, in cui i legami fra le molecole sono forti ma non troppo e in cui le molecole stesse sono libere di muoversi intorno alla loro posizione di equilibrio ma non troppo.
Qualcuno potrebbe obiettare a questo punto che la precedente non costituisca affatto una definizione operativa, non possedendo certamente le caratteristiche di riproducibilità richieste in laboratorio. Tutto vero, infatti ci sto ancora lavorando. Tanto per quest’anno il Nobel è andato… ma l’hanno prossimo, se andranno bene gli esperimenti in corso su salame a pasta fine e stracchino. È fatta, il Nobel per l’ortyfisica non me lo leva nessuno!