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Non mi è piaciuto e non sono una bulla
Ho finito di vedere 13 Reasons Why, con considerevole sforzo, e mi tocca dirlo, questa serie non mi è piaciuta.
È da giorni che leggo articoli su diverse testate e, in larga maggioranza, sembrano tutti promuovere questa serie, arrivando persino a definirla un ritratto crudo di una generazione devastata.
Non so che tipo di adolescenti siate stati, o che tipo di teenager frequentiate oggi ma, a mio avviso, la realtà che ci viene presentata in #13 non è nemmeno lontanamente verosimile e, vi fornirò i motivi per cui io, non consiglierei a nessuno la visione di questa serie tv. Ma prima di arrivare a questo, occorre parlare della storia.
L’incipit, per chi ancora non avesse visto la serie o per chi volesse evitare di farlo, lo prendiamo in prestito da Wikipedia:
Una ragazza liceale, Hannah Baker, si suicida. Qualche giorno dopo, un suo compagno di classe, Clay Jensen, trova un pacco sulle scale di casa; all’interno del pacco sono contenute sette cassette registrate da Hannah in cui la ragazza spiega i tredici motivi che l’hanno spinta a uccidersi (…). Per scoprire il suo ruolo all’interno della storia della ragazza, Clay comincia ad ascoltare le cassette.
I fatti sono questi: Hannah, come qualsiasi adolescente, prende una cotta per il belloccio della scuola. Ci esce una sera, vanno al parco giochi e mentre discende dallo scivolo felice e spensierata, Justin le scatta una foto (dal basso verso l’alto quindi) per infine baciarla.
Il mattino dopo, Justin fa a vedere la foto al branco dei maschi, i classici fighi della squadra di basket della scuola, con gli ormoni a palla. Uno di questi, Bryce, divulga la foto via cellulare, e tutta la scuola intravede lo slippino di Hannah in un contesto tutt’altro che fraintendibile. Justin lascia intendere che siano andati oltre il bacio, e Hannah si prende la nomea di “facile”.
Fermiamoci un momento
Io devo ancora riuscire a comprendere quale sarebbe la parte così infamante da portare alla disperazione chicchessia ma, per amore del discorso e considerando che questo è solo il primo di 13 episodi, ammettiamo che possa essere imbarazzante, soprattutto a quell’età, venire etichettati come poco di buono.
Ciò che resta di positivo è che fin dall’inizio il branco di idioti è chiaramente e fortemente evidenziato. Sono loro, il gruppo dei fighi del Basket. Loro sono il pericolo. É palese, non v’è dubbio.
Qualsiasi persona sana di mente, e con un minimo di senso di sopravvivenza, farebbe in modo di mettersi al riparo, almeno per il futuro, da questi elementi disturbati e disturbanti. Hannah no. Hannah vede il pericolo e ci si fionda. Una faina insomma.
Ma proseguiamo con il secondo lato della prima cassetta: un’incomprensione con un’amica (o presunta tale), che sarebbe risolvibile semplicemente con qualche giornata di silenzio e una chiacchierata serena a mente lucida, si trasforma in una dramma esistenziale.
Seconda cassetta
Inciso sul secondo nastro troviamo il racconto sull’onta indescrivibile di essere definita “miglior fondoschiena della scuola”. Forse questa puntata aveva lo scopo di spiegarci perché lo stereotipo della più bella della scuola, solitamente combacia anche con lo stereotipo della più stupida, della più stronza o “della più zoccola”.
Non so spiegarmi altrimenti il dramma esistenziale di Hannah che, vedendosi nella lista delle più carine per la dote di avere un bel culo, se ne dispera arrivando a sentirsi “un oggetto sessuale”.
Non oso immaginare che tipo di oggetto si siano sentite le migliaia di ragazze che sono finite nella lista delle più brutte, magari per colpa dell’acne, per il sovrappeso, o la forfora.
Se per la nostra protagonista la reazione proporzionale allo smacco di essere notata per il miglior fondoschiena è quella di arrivare al suicidio, cosa avrebbe mai dovuto pensare Ugly Betty?
Lato B, e sto parlando della seconda cassetta: Due ragazze sole a casa. Serie di cliché sulla scoperta della propria sessualità. Bacio fra amiche (perché chiamarlo saffico mi pare eccessivo), compagno di classe che attraverso la finestra aperta della stanza da letto, situata al piano terra, immortala l’attimo.
Anzitutto, per quale logica assurda e perversa una, donna o ragazza che sia, con la sensazione di essere oggetto di stalking dovrebbe stare con la finestra della camera da letto spalancata? Perché, vista la giovane età, non ha aperto bocca con i genitori? Che poi, parliamo di questi due genitori.
Hannah ha dei genitori normalissimi
Uno si aspetta due genitori menefreghisti, disinteressati, magari persino violenti. Invece, no! Hannah ha dei genitori normalissimi, nel vero senso della parola. Di tanto in tanto discutono per i problemi economici, lodano la figlia per i suoi successi, le han messo da parte dei soldi per il college, sono molto impegnati con il negozio di cui sono proprietari, ma discretamente presenti, tutto sommato risultano una coppia unita e affiatata.
Motivi per tenerli all’oscuro di quanto le stava capitando: nessuno, se non quello di non poter sguazzare di più nel ruolo della vittima predestinata.
Ma schiacciamo l’avanti veloce, visto che si parla di cassette, e cerchiamo di proseguire senza soffermarci a lungo sui capitoli centrali.
Ad ogni lato di cassetta, Hannah prende una cotta per un personaggio diverso, quasi tutti della cricca dei giocatori di Basket o loro amici che, come visto già dalla prima puntata, sono uno più stronzo dell’altro.
L’unico che sarebbe stato degno di attenzione, ovvero Clay il coprotagonista di questa storia, viene costantemente ignorato dalla protagonista, non si sa bene per quale motivo, e cazziato in modo randomico con la colpa di aver intercettato i pettegolezzi che la dipingono come una mitomane con tanto bisogno di attenzioni.

Ad un tratto la nostra si appassiona di poesia, ne scrive una che fa leggere ad un ragazzo che dirige una specie di giornalino della scuola. La poesia è bellina, ma si presta a facili battute fra ragazzi di quell’età. Nessuno comprende che la poesia sia scritta da Hannah, ma lei prende la pubblicazione del suo scritto come l’ennesimo attacco alla sua persona.
Arriviamo alla parte più contorta, che gravita attorno ad una festa a casa della sua amica Jennifer, e alla quale viene invitata da Clay. Dopo un primo rifiuto Hannah si presenta, finisce in una camera con il ragazzo e scatta la pomiciata, che interrompe bruscamente perché ha paura che anche Clay la veda come una poco di buono. Il ragazzo chiede inutilmente spiegazioni, che non gli vengono fornite e, rispettando il rifiuto di lei, la lascia da sola nella stanza della sua amica Jessica.
E qui inizia la discesa verso l’assurdità più profonda
Hannah, ancora chiusa in cameretta, sente arrivare qualcuno, si nasconde alla bene e meglio, mentre entrano Jessica e Justin. I due si baciano, ma la ragazza è troppo ubriaca, così Justin la lascia dormire ed esce dalla stanza. Hannah si rimette in piedi, con l’intento di uscire a sua volta ma, al di là della porta avverte dei rumori, così si chiude in un armadio. Questa volta entra Bryce nella camera, e stupra Jessica.
STOP. RICAPITOLIAMO
Cara Hannah: sei un’adolescente. Una tua amica ubriaca è sversa sul suo letto. Un vostro compagno di scuola entra nella stanza, abusa della tua amica incapace di difendersi, e tu assisti senza far nulla.
Non contenta del tuo assistere in silenzio, quando quel porco schifoso finisce di fare i suoi comodi e lascia la stanza, tu esci dall’armadio e ti limiti a coprire la tua amica e piagnucolando scendi le scale, senza farne parola con nessuno. Non chiami la polizia, non avverti nessuno, non informi la tua amica di quanto accaduto, non parli nemmeno con i tuoi genitori. Piangi e basta. Rimani alla festa, finché un’altra tua compagna non si offre di darti un passaggio a casa. Durante il tragitto, la ragazza alla guida butta giù un segnale di stop.
Insisti per chiamare la polizia perché è giusto informarli del pericolo (hai appena omesso di dire a chicchessia di aver assistito ad uno stupro su una ragazza incapace di intendere e di volere, da che pulpito nasce la predica), la tua amica ti lascia in mezzo alla strada e, a causa della mancanza del segnale, un ragazzo perde la vita.
Per non perdere il vizio, resti sulla via dell’omertà, taci l’accaduto e lasci che a pensarci sia qualcun altro. Ma ora, arriva il “meglio”. Distrutta per il rapido susseguirsi di questi eventi, pochi giorni più tardi, esci per una passeggiata e, cammina cammina, arrivi davanti a casa di Bryce, a te noto come stupratore.
C’è una festa, sei consapevole di chi ci troverai, ma “seguendo il suono della musica come fosse il canto di una sirena” decidi di avventurarti. Dietro invito della tua amica Jennifer, entri nella jacuzzi all’aperto con addosso solo l’intimo. A casa di uno stupratore. Dopo poco, chi ti faceva compagnia si allontana e ti ritrovi da sola a mollo e, con tutta la serenità del mondo, ti perdi a guardare l’immensità delle stelle. Da sola. A casa di uno stupratore, scusate se insisto, a piede libero perché tu anziché fare il tuo dovere, hai preferito tacere.
Guarda un po’, Bryce ti stupra
No, non te la sei cercata nel senso bieco e infimo che piace tanto alla gente superficiale che infesta i social network. Nessuno, in nessun caso, avrà mai il diritto di abusare di qualcun altro. Ma hai fatto quanto in tuo potere per infilarti dritta nella tana del lupo e venire sbranata.
Non un minimo di senso di sopravvivenza, nemmeno la codardia di omettere la violenza subita da un’amica, ti è stata sufficiente per tenerti alla larga dal mostro. Nulla. E no, non puoi dire che non te lo aspettavi. Non alla tua età, non con tutta questa serie di precedenti. Non me ne capacito. Perché? Cosa l’avrebbe dovuta spingere ad andare a quella festa? Perché infilarsi in una situazione così rischiosa? Per immolarti e sentirti ancora più vittima?
Cara Hannah, mi dispiace, la tua peggior nemica l’hai guardata in faccia fissandoti allo specchio, poco prima di tagliarti le vene in una vasca da bagno.
Ho volutamente omesso tutto ciò che accade agli altri protagonisti della storia perché, ammesso non abbiate visto la serie, vi resti quel minimo di curiosità per sapere come si conclude, e quali sono le dinamiche che li uniscono e dove li conducono.
Come dicevo prima, si è scritto tanto e di più su questa serie tv ma, a farmi maggiormente incazzare è stato un articolo che titola “Tredici: se non ti piace sei un bullo”.
No, non sono una bulla, ciononostante non mi piace Tredici ed ecco i miei 8 motivi che spiegano perché:
1- I personaggi sono tutto fuorché non stereotipati
Ognuno di loro, rappresenta degnamente l’inettitudine tipica dell’adolescente, amplificata magistralmente per rendere tutti i personaggi odiosi al limite del surreale. Lo spaccato che viene fornito dei teenager di oggi, li inquadra come smidollati, senza ideali o ambizioni, incapaci del più piccolo atto di gentilezza, e pervasi da un immotivato senso di onnipotenza e intoccabilità, alternato a momenti di debolezza e fragilità di cui nessuno sembra volersi interessare. Il personaggio di Justin, da questo punto di vista, è piuttosto significativo. Il bullo che viene sistematicamente bullizzato dall’ambiente familiare, con una madre vigliacca con problemi di dipendenza e un patrigno che sembra uscito dalle cronache di Christiana F. e i ragazzi dello zoo di Berlino. Del suo punto di vista, dei suoi motivi (se pur totalmente sbagliati), della disperazione che probabilmente vive quotidianamente da quando è al mondo, non sembra volersene interessare nessuno. Fa parte dei bulli, non sembra voler usare il suo disagio come biglietto da visita, quindi non ha diritto ad appello.
2- Lo scopo della serie dovrebbe essere quello di parlare del bullismo e delle sue conseguenze
Ma non è questo che fa, a mio parere. Ciò che fa è raccontare una commedia degli equivoci dove tutti, dalla protagonista ai comprimari, si alternano nell’omettere la loro vera natura e ciò che davvero passa loro per la testa, lasciando spazio ad un concatenarsi di eventi che, anche laddove Hannah potrebbe essere protagonista marginale, conducono sempre a mortificarla. E badate bene, spesso il punto di vista di Hannah è tutt’altro che lucido o esente da colpe. Come molti adolescenti, le basta mezzo sorriso per ritrovarsi adorante ai piedi di qualcuno.È ingenua? Sì, forse. D’altra parte, come si evince dal suo comportamento nei confronti di altri, non è diversa da chi la bullizza. Non ambisce a trovare una zona confortevole. Lei desidera l’approvazione dei “fighi” e il modo in cui sistematicamente ignora Clay, o risponde male a Skye, ne è la riprova se ce ne fosse bisogno.
3- Due pesi e due misure
I problemi a socializzare di Hannah, durante tutta la serie, sembrano dover per forza superare in peso e importanza quelli di chiunque altro. Hannah è la vittima, lei va capita, lei andrebbe coccolata, lei andrebbe ascoltata, perché lei è quella debole. Secondo la morale di 13, Hannah la si sarebbe dovuta infilare in una teca, al riparo dal giudizio degli altri e circondata da fedeli adoranti attenti a non ferire quella cristalleria che si ritrova al posto della sensibilità. Purtroppo per noi, non esiste nessuna teca abbastanza forte da poterci proteggere dalla vita.
Sono madre di un bambino di 8 anni che frequenta le scuole elementari. Credetemi, è dall’asilo che assisto a scene pietose, prepotenze, frasi provenienti dalla bocca degli adulti che vengono accidentalmente ripetute da bambini cresciuti come piccoli mostri. Ho visto mio figlio piangere terrorizzato per una storia crudele raccontata da un compagno di scuola, l’ho visto rispondere a tono a battutine vigliacche, prendere le parti di un amico in difficoltà e l’ho visto difendere anche perfetti sconosciuti. Non è Superman e non è perfetto. Ho dovuto lasciare che si facesse male qualche volta, per sperimentare e conoscere il mondo che lo circonda e, ve lo posso giurare, non c’è nulla di più straziante per un genitore (sano, tocca specificare) che forzarsi a non fare da materasso alle cadute di un figlio. Ho imparato a riprenderlo quando sbaglia, a correggerlo, ad essergli complice e, ogni giorno cerco di costruire un posto sicuro a cui lui possa tornare ogni volta che sente di averne bisogno, ma non una teca. Cadere dal piedistallo fa sicuramente più male che inciampare durante una camminata.
Hannah, o chi per lei, ci viene presentata fin dall’inizio come una bambola di ceramica appena uscita da una teca. Ogni impatto che ha col mondo circostante, crea una frattura, portandola irrimediabilmente a prendere per attacco personale ogni singolo scambio che ha col mondo. Ad un certo punto è talmente condizionata da questo loop, da rifiutare l’unico scambio sano che ha da diverso tempo.
4- I motivi che la spingono al suicidio
Entrare nella mente di una persona depressa, e comprenderne i profondi motivi che la spingono a determinate assurdità, non è esattamente una passeggiata e, comunque, un non-depresso non riuscirà mai capire per intero i processi mentali di una persona disturbata. Quindi non credo che né io né nessuno, possa mettersi a sindacare sulla validità delle sue motivazioni.
Ciononostante, tutto ciò che accade, come già ribadito, sarebbe stato risolvibile fin dall’inizio con una chiacchierata o semplicemente con un vaffanculo con successiva scrollata di spalle, alla peggio attraverso l’intervento di un adulto vicino alla protagonista. La predisposizione ad essere Drama Queen, è una caratteristica di Hannah che, fin troppo platealmente, condiziona la sua visione dei fatti e lei ci sguazza, nell’assurda speranza che qualcuno la fermi, tant’è che conclude dicendo a nessuno importa di me e, anche a quelli a cui importa, non è importato abbastanza. Nemmeno a me. Ecco la chiave del discorso: la prima a cui non importava di imparare a uscirne era lei.
5- L’omertà
Hannah è omertosa, tace riguardo qualsiasi evento scabroso, violento, malsano a cui assista. Non importa che riguardi lei, o chi la circonda. Ciononostante non disdegna di accusare della stessa tendenza gli altri, e giudicarli per questo. Non le importa nemmeno che tale accusa, con successiva condanna senza appello, abbia un peso e delle conseguenze. Nelle cassette, ad ogni lato, identifica come carnefice uno dei compagni di scuola.
Racconta la sua versione dei fatti, ne fa un’analisi del tutto personale senza considerare il punto di vista dell’accusato o il suo background ed infine lo carica del peso della colpa di averla condotta al suicidio.
Mi dispiace, ma non riesco a provare empatia per il bue che dice cornuto all’asino e me ne frego se il bue è più sensibile. Ci appare più sensibile semplicemente perché protagonista della vicenda, di fatto è colpevole tanto quanto gli altri.
Di fatto, agli occhi di Hannah, il suo stupro è più grave e più doloroso di quanto non lo sia quello di Jessica, nella stessa misura per cui l’incidente causato dall’assenza del segnale di stop e la mancata segnalazione della cosa da parte dell’amica alle autorità, è più grave del suo non aver denunciato lo stupro a cui aveva appena assistito.
Non si evince dal finale della serie ma, è lecito credere che Bryce non pagherà per il reato commesso, grazie all’omertà di Hannah. A parte una confessione registrata da Clay, in circostanze non del tutto lecite e in assenza di altri testimoni, non è possibile avere prove tangibili di quanto accaduto.
È altresì vero che quando Hannah ne ha accennato al suo consulente scolastico, la commedia degli equivoci si è prolungata ulteriormente. Lei parlava per enigmi, lui era totalmente impreparato a raccogliere la sua testimonianza. Testimonianza di chi, ricordiamolo, si è sentita “oggetto sessuale” per essere apparsa nella lista delle più belle della scuola. Voi, onestamente, l’avreste presa sul serio?
6- Il suicidio non è romantico e, soprattutto, non è una soluzione
Anzi è quanto di più distante esista da una soluzione. Non ve lo nego, durante la scena in cui Hannah immersa nella vasca da bagno si taglia le vene, ho dato di stomaco. Ho letto che l’hanno resa il più verosimile possibile per toglierle quell’alone di tetro romanticismo che, solitamente, si crea attorno al suicidio.
Non so come ci si possa vedere del romanticismo attorno alla morte, non ho mai visto nulla di romantico nemmeno nella morte di Romeo e Giulietta, ma per amore del discorso, proviamo ad analizzare cosa accade dopo.
Da genitore, perdonatemi, ma la prima cosa a cui ho pensato è la disperazione di chi l’ha messa al mondo, e l’ha raccolta senza vita immersa in una vasca da bagno. Ignari dei motivi che han spinto la figlia a quel gesto, si ritrovano a brancolare nel buio mentre un branco di adolescenti, idioti e incattiviti ulteriormente, si rimbalzano responsabilità e accuse che non competono loro.
Un ragazzo, schiacciato dal senso di colpa per averla inserita nella succitata lista, si spara in testa. Un’altra infila un comportamento a rischio dietro l’altro, perché traumatizzata dal confuso e vago ricordo dello stupro. Clay, unico ragazzo senza alcuna colpa, viene gettato nell’occhio del ciclone e usato come ignaro strumento per fare giustizia. Ed il solo, vero mostro di tutta questa vicenda, Bryce, probabilmente ne uscirà indenne.
Nessuno ha vinto, tutti hanno perso. La morale è… quale? Il suicidio non è romantico, ma se lo organizzi per bene puoi avere vendetta, poco importa se calpesterai i sentimenti di chi ti ama e perderai la vita?
7- Gli adulti, questi sconosciuti
Che siano insegnati, genitori, consulenti, preside, avvocato, chicchessia non importa, sembrano tutti essersi scordati di cosa sia essere adolescenti, sono totalmente immersi nel loro mondo, e i loro approcci con i ragazzi sono impacciati e fuori luogo.
Grazie al cielo, non è sempre così e l’adulto, per come ci viene presentato, sì che è uno stereotipo. Se io fossi un adolescente che ha appena finito di vedere 13, avrei il terrore di parlare di qualsiasi cosa con un adulto, perché persuasa che non capirebbe, o semplicemente sarebbe del tutto disinteressato al problema.
Ecco, no, non è così. O almeno non sempre.
Ci sono insegnanti che danno il 100% per coprire al meglio delle loro possibilità il loro ruolo e soddisfare in maniera competente le esigenze dei loro alunni.
Ci sono genitori indegni di tale nome, ma la maggioranza di questi, con tutti i pregi e difetti tipici di ogni essere umano, fa ogni cosa possibile per riservare il meglio ai propri figli.
Non esiste nessuno privo di punti di riferimento, non al giorno d’oggi, non nella nostra società. Esistono strumenti utilizzabili da chiunque, consulenti e punti d’ascolto, gestiti da persone preparate a dare risposte ai più giovani e aiutarli a gestire i problemi tipici dell’età adolescenziale.
Nessuno è solo. Si tratta di scegliere la vita, e non arrendersi a quel periodo incasinato in cui ci si sente troppo piccoli per fare gli adulti, e troppo grandi per mostrarsi deboli e ancora un po’ bambini.
8- 13 Reasons Why non affronta la tematica del bullismo
Racconta una storia, attraverso stereotipi portati all’esasperazione, e fornendo un unico punto di vista. Quello di una ragazza depressa e condizionata dalla depressione. Non fornisce alcuna soluzione al problema, non presenta alternative, è un mero atto d’accusa fine a sé stesso e, a motivo di ciò, considero questa serie pericolosa per un pubblico di young adults, e assolutamente inefficace per un pubblico maturo.
Volete leggere, o far leggere a degli adolescenti, un valido manifesto contro il bullismo? Vi consiglio di leggere Wonder di R.J. Palacio. Il bello di questo libro, o meglio nell’intera saga essendo un’opera divisa in più libri, sta nel fatto che la medesima storia la si vive attraverso il punto di vista di ognuno dei personaggi. Bullo compreso.
Preferite un film? Sempre su Netflix A Girl Like Her, Audrie&Daisy oppure Cyberbu//y sono ben fatti e offrono un valido spaccato sul tema, soprattutto nel secondo caso, in cui si documentano le storie vere di alcune ragazze aggredite sessualmente e successivamente bullizzate nell’ambiente scolastico e attraverso i social media.