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Peaky Blinders è una serie tv targata BBC, in onda dal 2013 e al momento distribuita da Netflix. Quattro stagioni, una storia ancora in corso e un cast stellare, che conta nomi come Cillian Murphy, Sam Neill, Tom Hardy, e il premio Oscar Adrien Brody.
Siamo in un’Inghilterra del primo dopoguerra, che ha lasciato gli uomini dilaniati e le donne più forti ed emancipate; sono in atto grandi rivoluzioni sociali, come la lotta comunista e il movimento delle suffragette. In questo contesto la storia segue le vicende della gang criminale dei Peaky Blinders che, guidata dalla famiglia Shelby, vede la sua ascesa dalle strade di Birmingham fino alle vette della società.
Una delle cose che più colpisce di Peaky Blinders, oltre alla trama avvincente, ai personaggi perfettamente caratterizzati e interpretati e la cura per i dettagli, è sicuramente il modo in cui la storia viene raccontata.
Si potrebbe parlare del “COME” per pagine e pagine, ma vedrò di riassumere il tutto in quelli che credo siano i sei punti fondamentali.
1. In Media Res
Già dal primo episodio, Peaky Blinders è “in atto”. Non si perde in presentazioni, non si perde in “riassunti delle puntate precedenti”. Troviamo i personaggi nello spaccato delle loro vite, e qualcosa è già successo anche se magari non lo sanno, o lo spettatore stesso non sa. Una tessera del domino è già stata spinta, che si tratti di un presunto furto, di un nuovo sceriffo o un nuovo cattivo che arrivano in città, o di piani già scritti e in atto. I nostri Shelby sono già in gioco, o stanno per scoprire di esserlo in brevissimo tempo.
Il pro è sicuramente il fatto che non si perda tempo: una stagione dura sei episodi, e grazie a questo sono sei episodi densi, non ci sono riempitivi inutili. Si è costantemente nel vortice degli eventi.
Il contro è che per lo spettatore può a volte essere destabilizzante, ma se uno si fida, la cosa può diventare un punto a favore e di forza.
2. Il mondo straordinario che diventa ordinario
Ogni stagione di Peaky Blinders si focalizza nella “conquista” di un nuovo mondo. Si parte dalle strade fumose e incandescenti di Small Heath di Birmingham, fino ad arrivare a una dimensione nazionale. La base di una stagione è sempre quindi un “mondo” ordinario, sicuro, stabile, con la spinta verso lo straordinario. Ogni mondo straordinario ha i suoi guardiani della soglia e le sue prove, ovviamente in difficoltà rapportata. Gli Shelby ogni volta arrivano così a conquistare questa nuova dimensione, rendendola loro. Tant’è che, quando non hanno apparentemente più “un’area da conquistare” e il nemico arriva da fuori e approda nella loro realtà, c’è una ritirata verso il mondo ordinario originale, in una riscoperta di ciò che è stato all’inizio.
3. Il GAP temporale
Tra una stagione e l’altra di Peaky c’è sempre un salto temporale di qualche anno, di conseguenza la storia non riprende mai da dove è stata lasciata. Nel frattempo sono successe cose, si sono mosse forze, i personaggi si sono “stabilizzati” nel mondo straordinario che ormai è diventato quello ordinario (vedi punto 2). Perché è un fattore vincente? Perché permette di infilarsi in situazioni completamente nuove, con personaggi nuovi, e nuove dinamiche. Ogni volta è una tabula rasa, ma con un’enorme forza motrice alle spalle, una spinta che viene da ciò che è stato prima. Le tessere del domino hanno continuato a cadere una dopo l’altra, non si sono mai fermate, non importa se non le abbiamo viste… E ci ricolleghiamo al punto 1: la storia che inizia in media res.
4. Il non detto
Peaky lavora tantissimo sul non detto, e questo spesso confonde. Il mondo in cui i personaggi si muovono è sempre vivo, è sempre in fermento. Anche se lo spettatore non vede ciò che accade, tutti si stanno muovendo sempre, costantemente. Che siano personaggi magari solo citati e mai visti che hanno piani, e che si esprimono attraverso altre persone (vedi il finale della S2), o gli stessi Shelby che si sono mossi nell’ombra, nascosti anche allo spettatore. Un metodo ottimo per i plot-twist ma che, come detto, a volte può lasciare disorientati.
5. La Musica
C’è poco da dire. La colonna sonora non è solo musica di sottofondo che accompagna le scene. La musica, o per meglio dire le canzoni anche moderne e fuori dal periodo storico, accompagnano la storia. La cantano, la narrano. Che si tratti del tema della serie (Red Right Hand di Nick Cave) che viene proposto in versioni diverse a seconda del contesto, o di Leonard Cohen in un momento difficile e quasi disturbante, la musica è un vero e proprio personaggio, un comprimario sempre presente. A tal proposito è doveroso precisare che anche il silenzio, ovvero la mancanza di audio che caratterizza alcune scene, ha allo stesso modo il suo valore e il suo peso narrativo.
6. La telecamera
Trattandosi di un prodotto visivo è chiaro che anche le immagini abbiano il loro peso. In Peaky Blinders non c’è un’inquadratura lasciata al caso. La fotografia estremamente ricercata e abbinata anche ad evocativi giochi di colore, collabora con la telecamera che racconta la storia. Che siano squarci simbolici, avanti-veloce concitati, o un occhio che gira attorno ai personaggi per dare l’impressione di caos e confusione fino all’irreparabile (vedi finale S3), o punti di vista lontani per dare un senso di distacco e impotenza , la macchina da presa diventa un vero e proprio narratore, attivo e attento, che ci guida o ci spiazza.
… E se volete sapere di più sul simbolismo in Peaky Blinders, vi rimando a questo articolo, ma ATTENZIONE AGLI SPOILER!
Infine, se masticate un po’ di inglese, vi invito a dare un’occhiata a questo blog che propone una serie di articoli che analizzano in maniera sopraffina i primi dieci minuti di apertura del primissimo episodio.
Guardare Peaky Blinders è in definitiva un ottimo modo per poter imparare molto sullo storytelling. Se questo non bastasse, e se nemmeno Cillian Murphy vi attira con la sua strabiliante interpretazione… Fatelo PER ORDINE DEI PEAKY BLINDERS!
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