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Riflessione Dicotomica sull’Esibizionismo

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La sessualità è parte integrante del nostro percorso di vita, un aspetto della quotidianità in continuo mutamento, eclettica, quanto il Web” [Cipolla 2013].

L’oggetto dell’indagine sarà la caratterizzazione “cibernetica” del sesso, un’analisi condotta enucleando ed inanellando tutta una serie di punti i quali andranno poi a delineare il fulcro dell’intero articolo, ovvero una riflessione dicotomica sull’esibizionismo; per comporre questa ideale collana occorre ch’ogni perla sia posizionata nella giusta posizione, scorrendo fluida sul nostro filo d’Arianna.

Oggi siamo perennemente connessi ad internet dato che sono molteplici sia i mezzi che ci permettono di accedervi (abbonamenti a basso costo) sia le molteplici postazioni Wi-Fi strategicamente sparse; espedienti che ci garantiscono, quotidianamente, una connessione praticamente illimitata.  Inoltre, con lo sviluppo delle tecnologie sono aumentati anche i mezzi di comunicazione: chi di noi non ha mai sentito nominare (o magari non possiede) uno Smartphone, un Pc, un Tablet? Strumenti che ci garantiscono una comunicazione più rapida e multimediale, istantanea e libera dai vecchi vincoli tipici delle distanze interpersonali.

Pertanto, per inquadrare al meglio questa tematica sarà bene iniziare con una definizione aprioristica di “esibizionismo”, per poi passare successivamente al compimento d’una riflessione dicotomica, da compiersi entro due termini: esibizionismo online ed esibizionismo offline.

Le “magnifiche sorti e progressive”, scomodando Giacomo Leopardi, hanno accresciuto di fatto la nostra cultura sia tecnologica, sia artistica, sia architettonica e  sia, per l’appunto, sessuale.

Più sicuri di noi stessi, in un impeto di neopositivismo possiamo anche affermare d’aver reso la sessualità in generale come un qualcosa di poliedrico, sempre pronto a mutare forma, a dipanarsi in migliaia di sfaccettature tutte da provare ed apprezzare. Oggi come oggi, quel che venti o trent’anni fa poteva essere considerato un tabù è ampiamente sdoganato ed anzi difeso a spada tratta, da tutta una serie di soggetti interessati a difendere il loro diritto ad esprimersi (sessualmente) come meglio li aggrada. Pensiamo a fenomeni quali lo scambio di coppia, relazioni implicanti due o più partner per una sola persona, eccetera, e potremmo continuare all’infinito. Abbiamo a disposizione centinaia di mezzi, per poterci informare sui più disparati argomenti. Il sempiterno internet, talk show televisivi in tema, riviste di cultura generale o più settoriali, persino documentari. Insomma, quel che fino ai decenni scorsi era visto come un atto unicamente riconducibile alla procreazione o ad un piacere “monocromatico” (niente particolari inclinazioni o comunque variazioni sul tema della normale copula), almeno dalle classi medie e dalla società benpensante, oggi si ritrova essere un caleidoscopio di sfumature. Nel quale ognuno può rivedersi ed esprimersi liberamente, nonostante permanga una sorta di morigeratezza generale ed una mai sopita tendenza alla “censura”. L’uomo del 2017 è quindi sessualmente libero di potersi identificare in migliaia di categorie, a seconda di ciò che provochi in egli il piacere. Un piacere, per l’appunto, raggiungibile anche mediante la possibilità di mostrarsi.. di esibirsi, in poche parole. Non più un tabù, non più un qualcosa di cui vergognarsi, ma anzi un desiderio da espletare senza vergogna alcuna.

Alcuni lo chiamerebbero “brivido della trasgressione”, altri “azzardo”, sta di fatto che il tutto, lo ripeto, è collegato ai nostri giorni e ai tempi in cui viviamo. Ovvero, alla consistente “sdoganalizzazione” che la cultura occidentale ha subìto negli ultimi due decenni. Proviamo a pensare al passato: negli anni ’50, la regina dell’esibizionismo era la ben nota (e compianta) Bettie Page, la quale (immortalata dal fotografo Irving Klaw) dava scandalo posando, per la prima volta nella storia, in maniera non canonica: non solo immagini di nudo, ma anche e soprattutto situazioni al limite del bondage e del fetish. Inutile dire che le sue cartoline, i suoi paginoni centrali (era ben nota la sua attività su riviste come “Bizarre”) e tutte le sue foto scandalizzavano la civilissima e puritana America del secondo dopoguerra. Censure ed ostracismi; nonostante la sua fama fosse assai elevata (“si fa, ma non si dice”, reciterebbe un vecchio adagio), Bettie veniva vista come un modello negativo contro cui lanciare anatemi, come una figura quasi “demoniaca” da contrapporre al culto della castità e della sobrietà [cfr: http://filmup.leonardo.it/thenotoriousbettiepage.htm].

Oggi come oggi, dopo più di cinquanta’anni, una modella come la Page non avrebbe problemi a svolgere il suo lavoro, e le critiche nei suoi riguardi non sarebbero nemmeno troppo ridondanti. Sarebbero sicuramente più gli apprezzanti, ed ella potrebbe girare comunque a testa alta; potendo addirittura contare su di una nutritissima schiera di seguaci i quali mostrerebbero al mondo intero il loro apprezzamento per lei, senza vergogna (likes, followers e quant’altro). Un po’ come quanto accaduto a “Playboy”, noto giornale a sfondo erotico (per signori) fondato nel 1953 dal compianto  Hugh Hefner. Un fenomeno con gli anni divenuto di portata mondiale (ad oggi, uno dei magazine più noti in assoluto), ma all’epoca considerato “underground”, da maneggiarsi accuratamente sottobanco se non si voleva incappare nell’ira del puritano vicino di casa. Eppure, in data odierna, non è inusuale per un ragazzo od una ragazza sfoggiare il logo della rivista persino su capi d’abbigliamento, da indossarsi per seguire la moda [cfr: http://www.mffashion.com/it/archivio/2016/01/20/la-moda-di-playboy-torna-in-italia-in-tandem-con-new-point  ].

Tornando al “passato”, le cose cambiarono con il sopraggiungere del decennio successivo: gli anni ’60, gli anni degli hippies e della contestazione studentesca / giovanile. Amore libero e musica Rock, questi gli ingredienti di un periodo storico che iniziava a mescolare e cambiare le carte in tavola. Una rivolta plateale, per la prima volta una distinzione fra uni ed altri. Man mano che la società progrediva e che i progressi in campo sociale e tecnologico avanzavano imperterriti, il sesso a sua volta non era ormai più visto come un qualcosa di cui parlare solo mediante metafore d’api e fiori. Anzi, è proprio lungo i ’70 ed ’80 che, persino nella cattolicissima italia, l’Eros comincia a spopolare.

Oltreoceano, a tener banco sono film della portata di “Gola Profonda” (1974) e “Nove Settimane e ½” (1986); mentre, sotto il vessillo tricolore, personaggi come Tinto Brass ed Edwige Fenech conoscono il loro apogeo, il loro periodo di massimo splendore. Inutile poi sottolineare quanto i ’90 ed i 2000, grazie all’approdo di internet e ad una maggiore disinibizione raggiunta passo dopo passo, anche e soprattutto dovuta all’enorme quantità di possibilità offerti dai potentissimi mass media, siano stati gli anni d’oro dell’evoluzione della sessualità. O meglio, della “digievoluzione” di quest’ultima. Visto che proprio il tema dello svelarsi, dell’esibirsi è strettamente collegato al fenomeno di internet, e non più solamente alla rivista cartacea da acquistarsi con il massimo riserbo. Chiunque, ormai, dotato di una webcam ed un Pc può trasformare la sua casa in un set di “Playboy”, e divenire dunque il protagonista o la protagonista di un paginone centrale squisitamente privato, da mostrarsi a pochi selezionati o al mondo intero. esibirsi.

Per intraprendere una riflessione dicotomica occorre ora differenziale le due tipologie di esibizionismo qui proposte: offline – online.

Quando si parla di Esibizionismo “offline”, è d’obbligo in prima istanza parlare della parafilia esibizionistica riportata nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, o meglio noto come DSM, l’esibizionismo rientra nella categoria delle parafilie ovvero disturbi riguardanti la sessualità la quale viene vissuta in modo atipico. Stando alla definizione riportata nel DSM V l’esibizionismo viene descritto in base a due criteri diagnostici: A) Un’ eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno sei mesi, derivante dall’esibizione dei propri genitali ad una persona a sua insaputa; B) L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali a discapito di un’altra persona non consenziente oppure i desiderai o le fantasie sessuali causano disagio clinicamente significativo o la compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti [cfr: DSM V (2014), Manuale diagnostico dei disturbi mentali, Raffaello cortina editore].

[Per motivi ovvi, non è questa la sede migliore per poter ampliare queste definizioni in modo più completo. Mi limito, per questioni di semplicità ond’evitare di divagare, a riportare solo una parte della definizione della parafilia esibizionistica senza entrare nel merito del sanzioni penali/amministrative riguardanti soprattutto la sfera minorile.]

Invece, per quanto concerne invece la sfera esibizionistica online nell’era contemporanea bisogna innanzitutto parlare di web society e tecnologie. Se la prima forma esibizionistica è quella “offline” descritta poc’anzi, la sessualità online non ha nulla a che vedere con ciò che concerne il disturbo parafilico.  Se si vuole fare una sorta di brain storming sulle parole chiave del concetto esibizionismo online, possiamo inserire una moltitudine di termini, quali: selfie (autoscatto), “guerra dei like/mi piace”, #escile, foto di nudo implicito/esplicito, webcam, programmi di messaggistica istantanea (WhatsApp, Telegram, ecc), sexting, liberalizzazione dei contenuti sessuali, eccetera.  Notiamo quindi che la differenza sostanziale fra i due tipi di esibizionismo sia quanto meno d’ampio divario. Se nel primo caso, quello patologico, la persona desidera ardentemente che i soggetti da lei “scelti” non siano a conoscenza del fatto che una parte intima sia effettivamente visibile oppure in altri casi i soggetti che si appropinquano in azioni offensive al pubblico pudore, nel secondo caso vi è invece una gran voglia di condividere, forse per i più disparati motivi.

Narcisismo, voglia di mostrarsi e quant’altro. Abbiamo parlato di “guerra dei like”, e non è un caso il fatto che su Facebook (per esempio) tante persone sperino di ottenere più apprezzamenti riguardo a quelli accumulati da altri, non per forza rivali. Una sorta di culto dell’apparenza che comunque ben si sposa con il principio qui discusso. Qualora non fossero likes, la voglia di esibirsi e mostrarsi potrebbe dunque scaturire nel corso di una normale sexchat. Non sono pochi i siti in cui è possibile, per un single, entrare in contatto con dei suoi pari. Si passa da quelli più sentimentalmente orientati a quelli ben più espliciti, in cui si cerca unicamente un partner atto a soddisfare voglie di tipo sessuale. Anche in quel caso, una copertina importante è d’obbligo: più la foto che si svela come immagine del profilo risulta appetibile, più si avrà possibilità di conoscere qualcuno. L’esibizione del corpo diventa quindi una sorta di veicolo, di catalizzatore. Più siamo belli, più possiamo riscontrare i favori della critica, venire quasi “acclamati”. Chiaro che in questa circostanza siamo perfettamente consapevoli del fatto che il mondo ci sta guardando. Non desideriamo denudarci in un luogo pubblico, sperando che nessuno ci noti, solo per il gusto perverso di scadere nella trasgressione finalizzata al nostro piacere. Al contrario, mostrarci in tutto il nostro “splendore” ci rende perfettamente consapevoli del fatto che in tanti ci guarderanno ed apprezzeranno. Visto che è questo ciò che cerchiamo, alla fin fine. Una vetrina per esibirci e per essere notati. Si nota quindi che le due tipologie di esibizionismo, seppur divergenti tra di loro, hanno un punto in comune: la voglia di mostrarsi e di farsi vedere. Se nella realtà offline il soggetto è clinicamente disturbato, nella realtà virtuale (salvo rare eccezioni) il soggetto sceglie deliberatamente di mettersi in mostra in realtà apposite.

Arrivati a questo punto, qual è la sostanziale differenza che intercorre fra esibizionismo online ed offline? Più semplice, rispondere, di quanto si creda. Riprendendo la definizione di esibizionismo “offline”, ci siamo resi conto del fatto che quest’ultimo rientra a pieno titolo nei ranghi di una patologia. Una malattia, quindi, la quale deve venir necessariamente curata prima che una deriva pericolosa e rischiosa prenda il sopravvento, portandoci ad assumere comportamenti lesivi per noi stessi e per gli altri. Mostrare i propri genitali in un luogo affollato, indipendentemente dal tipo di folla che in esso risiede. Esporsi anche ad un pubblico innocente (bambini o comunque persone molto sensibili), disturbati sprezzanti (nel senso negativo) del pericolo; tutto, totalmente diverso da quello che invece si configura come “esibizionismo online”. Proviamo a riflettere su quest’ultima parentesi. “Online”, ovvero relegato ad internet. Uno strumento, questo, facilmente manovrabile; anche più di quel che normalmente si crede.

Anzitutto, ogni social network è caratterizzato da un suo regolamento; ben specifico, il quale siamo obbligati ad accettare pena l’esclusione dal contesto internettario. Facebook, ad esempio, vieta espressamente immagini di nudo anche semplicemente frontale.

In generale, è inoltre possibile segnalare qualsiasi contenuto al team di sicurezza, il quale potrebbe provvedere anche alla rimozione della suddetta foto / video con annesso ban (“censura”) dell’account resosi responsabile della diffusione del materiale incriminato. Idem Twitter e Tumblr, sebbene di manica decisamente più larga. Siamo in qualche modo “protetti” da contenuti sgradevoli. In seconda battuta, per “esibizionismo online” non si intende solamente un qualcosa di legato al sesso od al nudo in generale. Non è forse “esibizionismo”, il diffondersi ossessivo di fotografie ritraenti cibi appena cucinati? O vestiti appena comprati? Il tutto per mostrare quanto “ci trattiamo bene”, per dare una parvenza di forte “interesse” alla nostra vita. Un piatto di spaghetti, dopo tutto, non ha mai ucciso né scandalizzato nessuno. Idem per quel che riguarda immagini scandalistiche o comunque dotate di un forte contenuto fisico. Il regolamento, come sappiamo, ci obbliga a non svelarci troppo. E qualora volessimo infrangere la barriera, esistono centinaia di siti ben più accondiscendenti in cui diffondere nudità e fruire di materiale erotico e/o pornografico. Il tutto deve avvenire però con un consenso esplicitamente richiesto dalle diverse entità in cui andremo a caricare i nostri contenuti. Mai, questi ultimi, persi d’occhio dalla legge.

Chiaramente, uno scatto illegale comporterebbe il rintraccio dell’account incriminato ed il successivo processo dinnanzi alle autorità competenti. Ergo, troviamo nell’esibizionismo online una forte volontà intrinseca di mostrarsi, stando comunque a regole ben precise. Voglia di svelarsi ma impossibilità di infrangere leggi e di dolere a qualcuno, pena l’intercorrere in procedimenti disciplinari ed in molti casi giudiziari. A muoverli, solo il brivido d’una piccante trasgressione, vissuta in modo sano e fra adulti consenzienti. Viceversa, noteremo quanto ad infastidirli sia proprio la morbosità di chi infrange le regole del gioco, scadendo nella volgarità e nello squallore tipici del “fissato”. Insistenza, frasi di cattivo gusto, proposte indecenti.. nulla che sia contemplato dai soggetti presi in esame, i quali mostrano invece di sentirsi a loro agio con chi, come loro, è in grado di gestire il trasporto erotico in maniera normale, senza scadere in eccessi fini a loro stessi. La questione della sessualità è decisamente cambiata, decade dopo decade. Quel che sembra rimasta, comunque, è la volontà (ieri come oggi) di voler vivere in maniera libera il proprio slancio erotico. Libera dalle censure dei moralisti e dei bacchettoni, così come dal laido speculare di soggetti evidentemente morbosi e disturbati. Una società, quella di oggi, che cerca comunque di tutelare chiunque nella maniera più efficace possibile, ben stabilendo il confine fra gioco e realtà.

Infrangere la legge è reato, nella vita reale così come su internet. E benché il più importante dei mass media sia visto come una sorta di platonico iperuranio, è bene ricordare quanto quest’ultimo sia a tutti gli effetti parte della nostra realtà, e quindi soggetto a leggi e regolamentazioni.

Come abbiamo avuto dunque modo di vedere, l’esibizionismo online non comporta legami con quello “offline”, confinante invece nel patologico. In linea di massima, ci muoviamo su binari differenti: offline, quando la pulsione è così forte da portare il soggetto ad infrangere la legge, noncurante delle conseguenze. Online, quando alla base vi è una sorta di volontà di rispetto delle regole, imposta o meno dalle varie condizioni d’utilizzo dei vari social network. Volontà di esibirsi la quale ha molto del ludico, dello spensierato. Online, laddove tutti credano che non esistano regole, invece esse sussistono. E sono perentorie. Sia scritte sia non scritte, proprio perché una sorta di codice vuole lo scambio di effusioni “digitali” come governato anzitutto dalla volontà reciproca, la quale scardina totalmente il concetto di egoismo patologico. Mostrarsi ed esser vanitosi, poi, viene mediamente incoraggiato da un pubblico adorante, interessato a vedere sempre di più, sempre maggiormente. Likes che scatenano vere e proprie battaglie sono il risultato di una politica di “culto della personalità” ben studiata dai vari “combattenti”, i quali cercano sempre di scalzare la concorrenza mostrando ogni volta un qualcosa di ancora più bello del precedente, e soprattutto del “concorrente”. Questo, sempre rispettando gli standard delle varie comunità. Anche per quel che riguarda i luoghi più “segreti” e più nascosti, il discorso cambia di poco. Chi sa comportarsi, può trarre notevole giovamento dalle esperienze vissute anche in gruppi segreti e molto più spinti di quanto Facebook o Instagram possano essere.

Rimane, comunque, il problema della scheggia impazzita. Della proverbiale minaccia a piede libero. Credere che tutto possa funzionare a meraviglia, infatti, è pura utopia: ed in ogni sistema, per quanto perfetto, ci saranno sempre delle falle, dei “bug” i quali interverranno a minarne il corretto funzionamento. Lo abbiamo infatti visto in occasione del proliferare della pedofilia online, e del fatto che la società, benché evoluta, abbia forse fatto il passo più lungo della gamba. Lasciare un bambino solo in internet, infatti, è come abbandonarlo in un labirinto. Consci del fatto che potrebbe tanto uscirne fuori quanto incappare nel Minotauro. E’ per questo motivo che la rete si è dunque attivata per fare in modo che l’esperienza online, per i più piccoli come per chiunque, fosse a misura di individuo socialmente a posto. Molti contestano alcune volte l’eccessivo utilizzo del “parental control”, invocando alla censura. Non è questa la sede per discutere di determinati quesiti morali, tuttavia i dati riportati in merito alla questione dell’adescamento di minori sono oggettivamente preoccupanti; tanto da dover per forza di cose inasprire le leggi circa determinati contesti, rendendole più dure e facilmente applicabili. E’ compito poi del genitore crescere un figlio sano e pronto ad inserirsi / relazionarsi nel contesto degli adulti di domani.

Conoscere ed apprendere determinate dinamiche (in questo caso, vista la mia discussione, circa il sesso) è infatti di vitale importanza. Un’esposizione sbagliata alla materia potrebbe creare traumi difficili poi da guarire o da minimizzare, minando per sempre il corretto sviluppo psichico di un soggetto debole ed innocente. Aiutandosi con i moderni mezzi di monitoraggio, bloccando accessi e censurando contenuti, il padre o la madre possono quindi vedersi avvantaggiati nel percorso educativo del minore, il quale potrà senza dubbio contare sull’aiuto dei genitori e su fonti di sapere scientificamente ed oggettivamente veritiere. Non c’è nulla di più delicato del concetto di sessualità: è nostro compito fare in modo che all’argomento non si arrivi mai in maniera violenta, tutelando sempre e comunque tutti i soggetti i quali si immergano in determinate realtà. I bambini, lo abbiamo visto, necessitano di protezione. Così come gli adulti, i quali non rinunciano comunque al buon gusto ed alla correttezza.

Infine, questa non è la sede per addentrarci in discorsi più articolati e complessi circa i bambini/adolescenti; il punto centrale era appunto identificare e capire le differenze tra i due mondi dell’esibizionismo. Argomento quest’ultimo che merita ulteriori apprendimenti; auspico che in questa sede abbiate trovato qualche spunto interessante per comprendere queste dinamiche.

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